Il Diavolo
Un medioevale ha inventato un apologo per spiegare l’invidia. Un re convoca due rappresentanti di due vizi capitali, un invidioso e un avaro, per informarli della sua munificità: domandino ciò che vogliono e l’otterranno, ma con questa clausola: dopo che uno avrà domandato, l’altro otterrà il doppio. I due obbediscono con coerenza al loro vizio, così che l’avaro preferisce stare secondo, l’invidioso essere primo. Cosa domanda?: “Cavami un occhio!”. L’invidia rifiuta il beneficio per se stessa, se ciò è collegato al prodursi beneficio anche per un altro, non tollera il condividere la condizione di beneficiario. Ne segue un puro volere: la miseria universale. Il diavolo è un invidioso, il principe dell’invidia (“principe delle tenebre”). Ma allora ha un problema (“problem”), un problema veramente… infernale. E’ evidente che è un idiota, per la semplice ragione che, non desiderando beneficio alcuno, gli manca il campo in cui essere intelligente, cioè avere iniziativa. Però non gli è neanche possibile restare con le mani in mano, fermarsi assolutamente, annullarsi, e dunque deve produrre necessariamente, coattivamente, compulsivamente, un campo d’azione. Soluzione (“solving”): far diventare tutti come lui, comandanti idioti del niente. L’inferno: il condominio globale.
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