Il digiuno secondo Wojtyla
Nella situazione di guerra contro il terrorismo internazionale, così come con le manifestazioni pacifiste ed antiglobal, le parole del Papa sono state spesso travisate ed utilizzate in maniera strumentale dalle forze politiche che si riconoscono a sinistra dello schieramento parlamentare. È forse anche per questa ragione che entrando nei Palazzi d’Oltretevere i prelati interpellati da Tempi chiedono domande precise e scritte. Dunque ecco quella che abbiamo rivolto a monsignor Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, sorta di ministero del welfare e delle politiche sociali della Santa Sede: il Papa ha deciso di praticare il digiuno il 14 dicembre auspicando «una pace stabile, fondata sulla giustizia, e faccia sì che si possano trovare adeguate soluzioni ai molti conflitti che travagliano il mondo». Qual è il suo parere su questa iniziativa? «Nella storia della salvezza il digiuno non ha un ruolo secondario. Specialmente nell’Antico Testamento viene proposto ripetutamente dai profeti al popolo eletto – ad esempio dal profeta Giona per la città di Ninive. Gesù stesso ha partecipato al digiuno rituale del popolo ebreo. Lo ha vissuto personalmente in maniera straordinaria – per 40 giorni- prima del suo ministero pubblico. Il digiuno aiuta la persona ad aprirsi all’azione di Dio che gli dona un messaggio di salvezza e lo libera perché si converta. Nella pastorale recente della Chiesa il digiuno purtroppo è stato messo in ombra. Spesso i Pastori hanno timore di proporre pratiche che possono sembrare un peso anche minimo. Il passo del Santo Padre in questo senso è di grande importanza. Se la minaccia di Bin Laden e delle sue bande al presente sembra venire meno, il pericolo del terrorismo e del fanatismo resta. E le sofferenze umane provocate dalla guerra nel Medio Oriente ci toccano ancora di più in questi giorni di preparazione alla nascita di Cristo. Tutto ciò rende più vivo e comprensibile a tutti l’appello del Papa, che soffre personalmente per le sofferenze degli uomini».
La pace è un dono di Dio
Secondo Georges Maria Martin Cottier, Teologo della Casa Pontificia, il gesto proposto dal Papa ha un valore pedagogico che interpella ogni coscienza umana. «Il digiuno proposto dal Santo Padre – spiega Cottier – non ha valore solo per l’atto in sé, ma soltanto se legato alla preghiera e all’elemosina. Sono almeno due le cose che mi colpiscono di più in questa iniziativa. La prima riguarda la pace che è una cosa molto fragile e deve essere considerata un dono di Dio, perciò dobbiamo pregare, supplicare e testimoniare la supplica con il digiuno. E poi attirare l’attenzione della gente, dei cristiani, sulle grandi miserie dovute alla guerra. Perciò l’elemosina in questo digiuno assume una parte importante». Nell’iniziativa del Pontefice, Cottier vede anche il suggerimento del ritorno a una pratica che è storicamente stata introdotta dalla tradizione ebraico-cristiana: «A praticare il digiuno non è solo l’islam. Quasi tutte le religioni lo fanno. Nella tradizione biblica e cristiana il digiuno c’è sempre stato. Vedo un bisogno di ripristinare questi costumi, specialmente nella nostra società che è abbondante. Dobbiamo avere la coscienza che disponiamo di tanti beni, e che la privazione ha un aspetto purificatore. Inoltre c’è anche l’occasione di pensare al prossimo. L’appello per atti di carità fraterna è fortissimo. Per questo insieme al digiuno e alla preghiera c’è anche un invito ad inviare il denaro risparmiato a favore dei poveri». A questo proposito, in che modo la Santa Sede sta organizzando la raccolta e la destinazione dell’elemosina? «Per espresso desiderio del Santo Padre – spiega monsignor Cordes – “Cor Unum” è stato coinvolto nella preparazione e nell’attuazione della giornata di digiuno del prossimo 14 dicembre. Ci è stato chiesto di aprire un conto corrente, nel quale confluiranno, secondo il desiderio che il Papa ha manifestato già all’Angelus dello scorso 18 novembre, le offerte devolute come frutto del digiuno. Verrà poi comunicato in dettaglio come il Santo Padre intenderà utilizzare in concreto il denaro raccolto. Certamente andrà a favore delle vittime delle conseguenze del terrorismo e della guerra».
Noi, che della Chiesa cattolica ci fidiamo, ci permettiamo, di aggiungere il numero del conto corrente della colletta promossa dalla Santa Sede: N. 101010 intestato Pontificio Consiglio “Cor Unum” ABI 2002 CAB 5008 (dall’estero aggiungere SWIFT:BROMIT)
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