Il dribling di Walter
E’ stato tra i fondatori dell’Ulivo, ha fatto il vicepresidente del Consiglio nel primo governo Prodi, poi lo hanno spedito prima in Europa e quindi a Roma a fare il sindaco. Oggi Walter Veltroni si dichiara soddisfatto della sua esperienza di amministratore locale anche se c’è chi giura che, dopo un paio di giri nelle retrovie, sia pronto a tornare in prima linea. Noi lo abbiamo incontrato a Roma in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Compagnia delle Opere di Roma e Lazio. Tra un abbraccio con il cardinale Crescenzio Sepe e una chiacchierata con Raffaello Vignali e Massimiliano Brugnoletti (rispettivamente presidente nazionale e presidente locale della Compagnia delle Opere) lo abbiamo fermato. Ecco cosa ci ha detto.
Sindaco, ma lei è proprio un “uomo del dialogo”. Dialoga con la Chiesa, dialoga con le associazioni, adesso ha addirittura avviato una collaborazione con il Comune di Milano. Perché?
Se non si è uomini del dialogo non si è uomini di questo tempo. Questo, purtroppo, è un tempo di contrapposizioni che arrivano spesso fino all’esasperazione. Io, al contrario, penso che la bellezza e la ricchezza degli esseri umani stia nel cercare la comprensione reciproca e questo vale sia politicamente che per le differenti realtà geografiche. Bisogna tendere all’unità, tendere al bene comune e questo non ha nulla a che vedere con la rimozione delle differenze. Si può essere diversi dal punto di vista politico, culturale e sociale, ma convergere per il bene comune.
Quindi i suoi colleghi del centrosinistra farebbero meglio a dialogare con Berlusconi piuttosto che demonizzarlo?
E viceversa. Quando il linguaggio della politica prende le movenze che ha oggi nella vita politica italiana, le demonizzazioni si inseguono e si moltiplicano. L’effetto, sicuramente, non è positivo. credo che bisognerebbe parlare di più, magari scontrandosi, sui programmi, ma rispettandosi e riconoscendo uno la legittimità dell’altro.
Eppure L’Unità, il giornale che lei ha diretto per molti anni, sembra completamente sordo a questo richiamo.
L’Unità è un giornale che interpreta la durezza di questi tempi esattamente come fanno altri giornali dall’altra parte. Io penso che il problema non riguardi il giornale, ma il clima civile, politico e culturale di questo paese. Quando si smetterà di scambiarsi accuse e anatemi, allora credo che tutto il dibattito, compreso quello che si svolge sui giornali, sarà un po’ più sereno e tranquillo.
L’ultimo sindaco di Roma, Francesco Rutelli, ha sfidato Berlusconi alle ultime elezioni. Anche lei ha deciso di intraprendere lo stesso percorso?
Assolutamente no. Il mio obiettivo è continuare a fare il sindaco di Roma, se i cittadini vorranno, per altri 5 anni. Poi, forse, farò un’altra scelta di vita che sarà in sintonia con le cose nella quali credo. Ma non ho nessuna ambizione, avendolo già fatto, di ricoprire responsabilità nazionali. Francesco Rutelli, che è stato sindaco di Roma, ha poi deciso legittimamente di fare un’esperienza nazionale, io ho fatto il percorso inverso.
Il 20 marzo parteciperà alla grande manifestazione per la pace che si svolgerà a Roma?
No. Il 20 marzo sarò a Torino ad un convegno organizzato da molto tempo.
Se fosse stato in Parlamento avrebbe votato a favore o contro il prolungamento della missione in Irak?
Io non sono in Parlamento e non voglio fare il mestiere di altri.
Vabbè, ho capito, su questo fronte non si passa. Lei è tifoso della Juve: darebbe un consiglio alla sua squadra che non vince più?
Bisogna ricominciare dai vivai e smetterla di andare appresso agli acquisti altisonanti e agli ingaggi plurimiliardari. Credo che bisognerebbe avere un’idea dello sport un po’ meno televisiva. A me che sono tifoso di una squadra, i risultati interessano, ma interessa di più vedere dei ragazzi che si divertono a giocare a calcio. Credo che questa dimensione eccessivamente distante dalla passione sportiva finirà per distruggere il calcio.
Chiarissimo, ma la Juve deve giocare con una o due punte?
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