IL FALSO SCOOP DEL DOSSETTIANO MELLONI CHE VEDE CHIESE MATRIGNE IN OGNI ARCHIVIO
Il 28 dicembre 2004, Alberto Melloni, membro dell’équipe dell’Istituto per le scienze religiose di Bologna, firmava sul Corriere della Sera un clamoroso infortunio: “Pio XII al nunzio Roncalli: non restituite i bimbi ebrei”. Nel servizio lo studioso sostiene che, ad un anno dalla fine della Seconda Guerra mondiale, l’allora nunzio a Parigi e futuro papa Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, ricevette da Pio XII, attraverso il Sant’Uffizio, «ordini agghiaccianti»: qualora essi fossero stati battezzati, i bambini ebrei sottratti allo sterminio nazista dalle famiglie e dalle istituzioni cattoliche non dovevano essere consegnati alle organizzazioni ebraiche che li reclamavano, né ai genitori sopravvissuti. Melloni sostiene anche che in questo quadro, in contrasto con Pacelli, Roncalli si sarebbe fatto paladino dell’innocenza disattendendo alle indicazioni del Vaticano.
Scenario suggestivo, ma quali sono i documenti che danno fondamento alla vicenda? 28 (ventotto) righe dattiloscritte in francese. Un foglio monco, senza firma e di cui per dodici giorni non si è riusciti a comprendere né l’autore né l’archivio di provenienza. Un foglio del quale tuttora non si conosce l’incartamento relativo, né il contesto in cui è stato scritto e utilizzato. Insomma; un caso internazionale costruito sul nulla.
Nonostante l’inconsistenza e l’incertezza delle prove documentarie il dibattito sulla scoperta di Melloni si è sviluppato sulla stampa con toni allarmistici. Amos Luzzatto, presidente delle comunità ebraiche italiane, il 29 dicembre, ha minacciato sullo stesso Corriere della Sera «problemi nei rapporti con gli ebrei» qualora si procedesse alla beatificazione di Pacelli. E lo storico Daniel Goldhagen, sempre sul Corriere, il 4 gennaio, ha chiesto l’istituzione di una commissione internazionale per processare la Chiesa cattolica.
A fronte di queste reazioni, una valanga di interventi da parte di storici, studiosi, commentatori, persone informate dei fatti, i quali hanno constatato, unanimi, l’incoerenza e l’evidente manipolazione dei fatti da parte di Melloni. In difesa dell’operato della Chiesa francese è sceso in campo anche Loris Capovilla, segretario di Roncalli fin dall’epoca in cui si sono svolti i fatti: «L’atteggiamento della Chiesa francese e dello stesso nunzio Roncalli – ha raccontato Capovilla a Avvenire del 4 gennaio precisando che a lui non risulta che ad alcuno sia stato impedito di conoscere e riabbracciare la propria famiglia naturale – fu univoco: salvare la vita a bambini inermi, metterli al sicuro presso famiglie cattoliche che li potessero accudire come figli propri. (…) A guerra finita, risultò poi altrettanto naturale vagliare le situazioni caso per caso prestando la massima attenzione a chi bussava alla porta per reclamare i bambini. (…) La Chiesa non fece altro che consigliare una regola di prudenza, e vigilare a tutela dei piccoli». E secondo il quotidiano della Cei nemmeno in Italia la posizione di Pio XII nei confronti dei bambini ebrei salvati dai cattolici fu esecrabile: il 30 dicembre Giovanni Maria Vian ha riportato uno studio di suor Grazia Loparco, docente alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, dal quale risulta che a Roma su 4 mila ebrei salvati furono solo 6 i casi di Battesimo, e che non vi fu «alcun caso di non restituzione di bimbi alle famiglie».
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