Il fanatico si ripete sempre tre volte
«Monsignor Hilarion Capucci è stato un proto-pacifista», scrive Paolo Garimberti su Venerdì. Si ricordano ancora, trovati nel portabagagli della Mercedes, gli strumenti della sua predicazione irenista: calibro 9, calibro 38 e anche terra-aria. *** «I movimenti spontanei che da alcuni mesi con girotondi, sit-in, incontri in piazza e in libreria, hanno rianimato l’opposizione e spinto governo e maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi, sono il grande giornale parlato dell’altra Italia», scrive Federico Orlando sull’Unità. È stato negli anni ‘70 sputacchiato testimone della tanto osteggiata “maggioranza silenziosa”. È oggi applaudito aedo della tanto riverita maggioranza dei rumorosi. Talvolta cambiare idea è assolutamente inevitabile. Si tratterebbe di farlo (ed è anche un cruccio di chi scrive) senza eccessi di zelo. *** «Non è così urgente che l’urlo di dolore provenga da un’assemblea di pensatori», scrive Michele Perriera sulla Stampa. Sì, sarebbe meglio che un urlo di pensiero provenisse da un’assemblea di addolorati. *** «Uno che si fa saltare in aria in mezzo a quegli aggressori (israeliani) è un martire, martire, martire», così il Wall street journal riporta le parole di Mohammed Sayed Tantawi, grande imam della moschea Al Azhar. È interessante constatare come i fanatici di ogni parte del mondo ripetano i loro concetti più enfatici esattamente tre volte. *** «Nessun potere dello Stato, anzi nessuna componente della pubblica amministrazione è mai stata trattata così dal governo», così l’Unità riporta una frase di Piercamillo Davigo. Ah! i bei tempi in cui un potere dello Stato, anzi una componente della pubblica amministrazione, poteva prendere a pesci in faccia governo e Parlamento senza che nessuno reagisse. *** «È un utero estroflesso che coglie ogni dettaglio della realtà, ma non la scava», scrive Massimo Fini sul Giorno, ce l’ha con Oriana Fallaci. Una metafora così baroccamente e parodisticamente fallocratica finisce per divenire un inno al femminismo. *** «Questa nota è proprio “strettamente” personale e me ne scuso prima di tutto con il lettore», scrive Enzo Biagi sul Corriere della Sera. Interviene sulle scriteriate imprecazioni recentemente rivoltegli da Silvio Berlusconi. Anche se ha qualche ragione, non riusciamo a essere solidali con il Maestro del più cinico e melassoso conformismo italiano. *** «Caro direttore, era mia intenzione astenermi dall’intervenire sulle nomine dei nuovi direttori della Rai», scrive Roberto Zaccaria all’Unità. E, poi, lo sciagurato intervenne.
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