Il fascino universale della ricerca
Una notizia succosa: un sondaggio on line alla ricerca della Biblioteca scientifica ideale lanciato dal Fest – Fiera dell’editoria scientifica di Trieste, una settimana di incontri, dibattiti, esposizioni librarie, una delle più significative fra le molte manifestazioni italiane in tema di scienza – ha visto al primo posto tra i libri italiani Solo lo stupore conosce: manuale, in un certo senso, di metodo scientifico, che mostra – testi di tutti i grandi alla mano – come la conoscenza scientifica nasca dallo stupore di fronte alla realtà, cresca in un tenace attaccamento al dato contro ogni immagine preconcetta, e sfoci in una ineliminabile riflessione dello scienziato sulle conseguenze del suo operato che apre ineluttabilmente a una domanda sul senso del suo lavoro. «Certo, ci si può chiedere quanto questo fiorire di iniziative contribuisca veramente a suscitare un interesse non epidermico per la conoscenza scientifica – ci dice Mario Gargantini, autore insieme a Marco Bersanelli del testo citato – tanto più se confronta il trend positivo della scienza-spettacolo con la fuga di massa degli studenti dalle facoltà scientifiche». Forse in tanta comunicazione di successo l’enfasi è sullo stile accattivante, che accende una curiosità che resta privi degli strumenti per una reale comprensione; ma il bisogno del pubblico non è aumentare le informazioni e neppure trovare conferme ai propri schemi ideologici. «L’aspettativa è piuttosto confrontarsi con la dinamica quotidiana della ricerca, con il suo carico di imprevedibilità, errori, fortuna, capacità di attendere, resistenza all’insuccesso; incontrare i ricercatori, la loro avventura di esploratori di una natura che non finisce di sorprendere. Il desiderio, magari non esplicito, è di intravedere aspetti impensati della realtà, indizi di un possibile senso del grandioso dramma cosmico che traspare dagli strumenti e dalle equazioni, “aperture verso la sapienza”, come ha detto Benedetto XVI all’università di Pavia. Se c’è questo, i problemi di accessibilità diventano meno pressanti: di fronte a una lettura che fa risuonare le corde più profonde dell’umano, siamo tutti più disponibili a un po’ di sforzo di comprensione. I risultati del sondaggio del Fest ne sono una piccola ma lusinghiera conferma».
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