il fascista indefinibile (dimmi tu, se ci riesci, chi è P.Butt)
Forse Pietrangelo Buttafuoco nemmeno si rende conto di essersi meritato un posto bello largo fra gli scrittoroni italiani. E comunque, se di questo successo fulminante è già riuscito a prendere le misure, neanche ci prova a farlo pesare su chi gli si avvicina. Come il Buttafuoco di sempre, il Buttafuoco noto romanziere risponde alle lusinghe della fama con l’insolenza di chi in fondo non si dà troppa importanza: «Alla fine – dice a Tempi – io sono un giornalista. Sogno di fare il direttore di Topolino o del Messaggero di Sant’Antonio. Proprio non ci pensavo al dopo: volevo solo raccontare una storia che conoscevo e dare un ristoro alle anime di tanti morti dimenticati».
Il suo romanzo praticamente ancora fresco di stampa, Le Uova del Drago (Mondadori, in libreria dal 25 ottobre), appena due giorni dopo l’uscita era già schizzato al primo posto nella classifica dei libri di narrativa più venduti in Italia, e, attualmente alla quinta edizione, ha superato quota 80 mila copie. Ma soprattutto, in poco più di un mese di vita, Le Uova del Drago si è guadagnato l’attenzione trasversale di giornalisti e critici di destra e di sinistra, con l’effetto di trasformare Buttafuoco nel fenomeno Buttafuoco. Il fenomeno di un autore che riscrive con gli occhi del vinto lo sbarco degli alleati in Sicilia durante la Seconda guerra mondiale, e che, da vinto, riesce a fare uscire la sua opera dal cantuccio catacombale in cui di solito il salotto culturale italiano abbandona la letteratura che si accosta alla storia prerepubblicana senza prostrarsi al mito della Resistenza.
Adesso il problema, però, è capire chi sia mai questo Buttafuoco, che in questi giorni di gloria è stato dipinto in tutti i colori dell’arcobaleno. Nato nel 1963 a Catania, di fatto scoperto come talento da Giuliano Ferrara poi passato recentemente a Panorama, Buttafuoco è un siciliano indefinibile. Sicuramente, ammette, «dire che sono un uomo di destra, di questa destra, è una cosa che mi mette in imbarazzo. Certo è che sarei stato dalla parte dei pellerossa, sarei stato dalla parte degli irlandesi contro gli inglesi e nella Seconda guerra mondiale avrei combattuto contro gli anglo-americani. Insomma, occidentale nel senso di appartenente a quella cultura secolarizzante che parteciperebbe a una processione del Venerdì Santo come parteciperebbe a un evento della pro-loco, col cavolo che mi ci sento. Non sopporto la presunzione occidentale per cui l’India sarà sempre un esotismo e mai una fonte della sapienza, come non sopporto la presunzione inglese nei confronti dei cattolici, grazie alla quale in Gran Bretagna Lewis (quello delle Cronache di Narnia) è stato sempre considerato una fetecchia».
Le differenze degli altri
Proprio un inglese, William Ward, a proposito de Le Uova del Drago sul Foglio ha detto che la storia la scrivono i vincitori, i vinti al massimo scrivono storielle. «Ecco, appunto, è questo il disprezzo occidentale che non sopporto. Storielle una beata minchia. I prigionieri di Priolo che si sono ribellati agli anglo-americani battendosi fino alla morte hanno riempito una grande pagina di libertà, altro che storielle».
Sul Manifesto, «un comunista di merda» (il virgolettato qui è del direttore del Foglio) ha dato a Buttafuoco del nazifascista confesso e puzzolente «Questa reazione era ampiamente prevedibile. Comunque il fatto è che io mi permetto il lusso di godere di letture che altri preferiscono negarsi. Io sto a mio agio fra le differenze degli altri». Sarà per questo che Buttafuoco, fiero avversario della liberal-democrazia, sostenitore dell’ideale fascista, è anche ammiratore del bolscevismo e di Alessio II, patriarca della Chiesa ortodossa russa. «Gli ortodossi sono cazzuti perché non si bevono la cultura americana». Insomma, è cosa scivolosa tentare di fotografare Pietrangelo Buttafuoco. Forse l’unica è tentare di farlo fare a lui stesso: «Marcio attaccato al saio di padre Pio e di tutti i terziari cappuccini. Credo profondamente nella tradizione, in tutte le sue espressioni legate alla religione». Cioè nella tradizione italiana? «Nel mio caso, siciliana».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!