Il filosofo contadino

Di Persico Roberto
22 Febbraio 2001
Gustave Thibon, Ritorno al reale, a cura di Marco Respinti, 330 pp. Effedieffe, lire 30.000

Gustave Thibon è morto in gennaio. Aveva 97 anni, passati per la maggior parte (dopo un’irrequieta gioventù) a sudare sui solchi della sua terra di Provenza e sulle pagine di San Tommaso, di Nietzsche, di Simone Weil (all’inquieta ebrea perseguitata aveva dato rifugio nel 1941). Il filosofo contadino, lo chiamavano. Il suo pensiero riverbera la ruvida concretezza che nasce dall’esperienza quotidiana del lavoro dei campi: “il sentimento paziente di un’opera che cresce” direbbe Emmanuel Mounier, che gli fu amico, come Maritain, come Gabriel Marcel, come quasi tutti i grandi nomi della cultura cattolica (e non solo) francese. In Italia è praticamente sconosciuto. Le edizioni delle sue opere rare e pressoché introvabili. Ritorno al reale contiene gli scritti più significativi in tema di società e politica: sulle tracce dell’Aquinate, descrive i tratti di una compagine sociale che, libera da utopie e facili illusioni, tenti di coniugare con realismo giustizia e libertà.

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