Il filosofo della rivoluzione thatcheriana
Roger Scruton divide la sua attività accademica tra Londra e Stati Uniti. Fra i fondatori della Salisbury Review, la più prestigiosa rivista del conservatorismo inglese, nel 1980 ha scritto The Meaning of Conservatism, una bibbia della rivoluzione di Margaret Thatcher. Scruton infatti, che parla correttamente cinque lingue, proviene dalla Peterhouse Right, il celebre movimento intellettuale legato alla signora Thatcher. Fra le sue opere principali sono Modern Philosophy, Kant, Thinkers of the New Left, un lungo studio su Spinoza e gli Xanthippic Dialogues. Nel 1979 è stato uno dei più accaniti difensori del dissenso anticomunista in Cecoslovacchia. Espulso da Praga, dove ha fondato la Libera Università, l’anno dopo a Oxford Scruton creò la Jan Hus Educational Foundation. Intanto denunciava la condizione di vessazione dei cristiani in Libano. Nel 2000 la Repubblica Ceca gli ha conferito la Medaglia al Merito, la più alta onoreficenza nazionale, per la sua attività contro il regime comunista. Scruton è il più autorevole filosofo anglosassone di destra, «paradigma della lucidità» secondo il Financial Times, «santo patrono delle cause perse» per il Guardian, «un oggetto di odio da parte dell’establishment liberal» nella sintesi di New Statesman, perfino «il filosofo più influente al mondo» secondo il New Yorker. Scruton è un razionalista erede della tradizione britannica di Edmund Burke. Un anno fa Tempi lo ha portato in Italia per un ciclo di incontri dal titolo “Quo vadis Europa? Quo vadis Italia?”.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!