Il fisco e i fiaschi di Mr.Tiscali

Di Pietro Piccinini
19 Gennaio 2006
IN UN ANNO E MEZZO SORU HA INCASSATO PIÙ VITTIME TRA GLI ALLEATI CHE SUCCESSI. ECCO COME IL CHÁVEZ DI SANLURI HA FATTO DELLA SARDEGNA UN ORTO PRIVATO

D’altra parte lui le cose le aveva messe in chiaro fin dall’inizio, a cominciare dallo slogan che si è scelto per la campagna elettorale. Meglio Soru. Nel senso di meglio Soru che male accompagnato, ma mica è un caso se alla fine è rimasto meglio Soru e basta. A un anno e mezzo dalla nomina a governatore della Sardegna, il fondatore di Tiscali ormai si dedica a tempo pieno al collezionismo di trofei di guerra, i trofei della sua guerra tutta personale alla concertazione: insieme con gli scalpi dei suoi oppositori interni (in primis quello di Paolo Maninchedda, il grillo parlante del metodo democratico, espulso a luglio dal gruppo del presidente), dalle pareti dell’ufficio di Renato Soru in Regione pendono a questo punto numerosi gagliardetti. Di tutti i colori. L’ultimo celebra la vittoria del Bill Gates di Sanluri contro la riottosità dei sindacati: il 13 gennaio, al cospetto della commissione Bilancio del Consiglio regionale, durante l’audizione sulla controversa manovra finanziaria approvata a dicembre dalla giunta di Soru, per bocca del segretario Mario Medde perfino la Cisl sarda ha dovuto constatare la morte della concertazione fra istituzioni (leggesi Renato Soru) e parti sociali, un metodo tanto caro alla sinistra eppure da Soru «ormai totalmente derubricato a rapida consultazione e su documenti peraltro incompleti». Il confronto tra giunta e sindacati in merito alla finanziaria – ha lamentato la Cisl – «si è esaurito in una seduta di due ore, con documentazione del tutto parziale» ma soprattutto con beffa finale: «Il testo in nostro possesso ed esaminato, peraltro, in data 27 dicembre (il giorno dell’approvazione, ndr) con il presidente è risultato modificato in parti importanti dal testo approvato in giunta» e «le proposte delle organizzazioni sindacali non hanno trovato spazio».

LA SINDROME DI ROBIN HOOD
In realtà, sulla finanziaria regionale, quella con i sindacati non è l’unica vertenza aperta dal governatore della Sardegna. E mentre lui faceva sfoggio del suo inglese molto fluent illustrando ai giornalisti del Times e della Bbc quella genialata della “tax on luxury”, in Sardegna, su quella stessa genialata, piovevano dubbi di costituzionalità e critiche di merito, persino da parte di esperti non proprio sospettabili di intelligenza col nemico (a partire da Antonio Sassu, presidente del Banco di Sardegna, uomo notoriamente di sinistra). Pure la Confindustria della Sardegna, l’11 gennaio, ha presentato una relazione sulla finanziaria alla commissione Bilancio del Consiglio in cui nemmeno si tenta di nascondere l’ilarità suscitata dalla trovata di Soru. A parte tutti i grattacapi che solleverebbe un prelievo fiscale discriminatorio che graverà solo sui non residenti, e a parte l’impatto che i nuovi balzelli avrebbero sul turismo di lusso, tassare le seconde case (con relative plusvalenze da passaggio di proprietà), gli aerei privati e le barche dei ricchi – si legge nella relazione, con tanto di calcoli e cifre – probabilmente sarebbe una manovra «destinata a produrre un livello di gettito del tutto marginale, a fronte di effetti distorsivi e oneri, sicuramente da valutare e quantificare, ma che potrebbero rivelarsi superiori ai benefici conseguiti». Insomma, un casino per pochi spiccioli. E tuttavia, spiega a Tempi Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia in Regione, «le nuove tasse non sono i nodi peggiori di questa finanziaria. Quelle semmai servivano a Soru per finire sui giornali come Robin Hood e per oscurare danni di portata molto più grave. Ad esempio l’iscrizione alla voce “entrate” di cifre esorbitanti rubricate come recupero crediti dallo Stato. Peccato che così le entrate risultino letteralmente gonfiate, visto che nemmeno con il governo di Roma Soru se l’è sentita di portare a termina la concertazione. Sui decimi di Iva e Irpef che lo Stato deve restituire alla Sardegna ancora un accordo non c’è, ma Soru che fa? Decide quanto vuole e lo mette a bilancio». E si tratta di qualcosa come 1 miliardo e mezzo di Irpef e qualcosa come 350 milioni di Iva. In euro, non in lire. Mica per niente scrivi Tiscali e il correttore automatico di Word traduce Fiscali.
Allo stile brasiliano, o meglio, colombiano, dell’ex re del web in più occasioni ha provato a porre rimedio la sua maggioranza. Tentando di correggere pazze delibere della giunta che – si mormora in ambienti molto vicini al governatore – «più che scritte da un amministratore illuminato sembrano dettate da un amministratore delegato». Come quella del gennaio 2005 con la quale si stabiliva che i dipendenti dell’Ente acquedotti e fognature, in seguito alla privatizzazione dell’azienda avrebbero potuto «chiedere l’ingresso nei ruoli ordinari dell’amministrazione, degli enti, dell’Anpas o dell’Ente Foreste», ma che le loro domande sarebbero state «accolte a insindacabile giudizio della giunta». Una precisazione che – dicono nella maggioranza – «conferma quanto conti per Soru la concertazione. Quanto una perdita di tempo». Ma il più clamoroso fra gli episodi in cui il presidente della Sardegna ha dato prova della considerazione in cui tiene la res publica si è verificato quest’estate, quando in molti applaudirono alla sua esplicita intenzione di avviare la riqualificazione delle aree minerarie dismesse nel Sulcis, ma rimasero interdetti nel vedere Soru sorvolare la zona a bordo di un elicottero dei Carabinieri (cioè dei contribuenti) in compagnia di alcuni immobiliaristi. «L’aspetto scandaloso della vicenda – spiega La Spisa – non fu neanche il fatto che quegli immobiliaristi fossero legati al gruppo Telecom, lo stesso che qualche mese prima acquistando Tiscali France iniettò nelle casse del gruppo di Soru liquidità preziosa. Quel che ferì i sardi fu la dimostrazione che il governatore considera questa terra come roba sua, roba che può vendere a chi vuole».
Comunque finora il conflitto istituzionale fra la giunta (leggesi Renato Soru) e il consiglio, in un modo o nell’altro, è stato tenuto sotto traccia. Finché qualche settimana fa Soru non s’è messo in testa di istituire le tasse sui ricchi e quel bilancio birichino, suscitando il panico innanzitutto fra i suoi. Il presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu (Ds), ha deciso allora di appellarsi al regolamento per metterci una pezza e battezzando i nuovi balzelli come “norme intruse” è riuscito a stralciarli dalla finanziaria. Nelle stanze della Regione dicono che il presidente starebbe meditando di far rientrare dalla finestra (in forma di emendamenti) le nuove tasse “espunte” da Spissu . E narrano di un Soru imbufalito per la censura di un’idea che gli aveva dato tanta visibilità. Ecco perché – confidano a Tempi alcuni coraggiosi tra i fedelissimi – è proprio nella maggioranza che probabilmente il governatore andrà a pescare il suo prossimo scalpo.

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