Il freddo Putin

Di Rodolfo Casadei
02 Agosto 2007
Da quando ha abbandonato la democrazia per l'autocrazia, lo "zar" usa tutto per far credere alla Russia che là fuori c'è un nemico in agguato

Prima Vladimir Putin che sospende il Trattato sulle forze convenzionali in Europa, annuncia la creazione di vettori in grado di superare qualunque difesa antimissilistica e l’intenzione di puntare missili a testata atomica contro le città europee. Quindi le reciproche espulsioni di diplomatici col Regno Unito. Poi il ministro degli Esteri Sergej Lavrov che dichiara che Mosca è pronta a negoziare un accordo sulla moratoria dell’adesione al Trattato sulla forze convenzionali in Europa e vuole rapporti normali con Londra. Irrigidimenti e ammorbidimenti si alternano nella politica estera russa. Per capirne di più abbiamo intervistato Edward Luttwak, economista e storico americano esperto di politica internazionale.
Professor Luttwak, siamo alla vigilia di una nuova Guerra fredda fra Occidente e Russia o è tutto un teatrino?
No, non è un teatrino. Il fatto determinante è che in Russia l’esperimento democratico è stato abbandonato e Putin ha creato, con l’appoggio di un intero establishment di ex agenti del Kgb, un sistema di autocrazia elettiva. Con lui la Russia non ha rinunciato alle elezioni, ma l’ultima volta che si è votato Putin aveva contro una signora giapponese non appoggiata da alcun partito e incapace di farsi pubblicità, perché tutti i candidati veri erano stati obbligati a ritirarsi con le minacce. Per giustificare il suo sistema autocratico, chi ha il potere deve far credere ai cittadini che la Russia è circondata da stranieri cattivi, che vogliono impoverirla e indebolirla. Stranieri che spingono l’Estonia ad agire come un vero Stato indipendente. Un’autocrazia non può fare una politica estera amichevole, perché deve convincere i cittadini che sono circondati da nemici. Questo viene molto utile in materia di politica delle risorse naturali: hai il pretesto per buttare fuori Shell e Bp e dare tutte le concessioni petrolifere all’impresa nazionale, la quale non distribuisce i profitti fra gli azionisti, ma fra i veri proprietari, che stanno al Cremlino. La Russia è un’autocrazia patrimoniale. Una volta che fai questa politica interna, sei obbligato a fare quella politica estera.
In Europa ci si chiede se Putin agisca per ragioni di politica interna, legate alla scadenza del suo mandato presidenziale, o per ragioni di strategia internazionale, cioè per riprendersi il ruolo di superpotenza che i russi avevano al tempo dell’Unione Sovietica.
Come ho detto, la politica estera dipende dalla politica interna che fai, e questo vale per tutti i paesi del mondo. Poi è vero che nel gruppo al potere oggi in Russia è presente un forte sentimento nazionalista. Ci sono ancora i nostalgici dell’impero sovietico, anche se non del comunismo. Anche nella società troviamo molti che vorrebbero ancora una grande potenza russa. Il problema è, per usare un metro di paragone italiano, che l’8 settembre russo non è stato seguito da un 25 aprile: la caduta del sistema comunista non è stata seguita dall’epurazione degli apparati sovietici, che sono trionfalmente tornati sotto nuove etichette. E senza una forte opposizione popolare: quando ci sono manifestazioni anti-Putin con 500 intellettuali di mezza età e la polizia li picchia selvaggiamente, l’opinione pubblica non reagisce. Perché ci sono molte persone in Russia che hanno il gusto della frusta: preferiscono un governo autoritario a uno democratico ma che dà meno garanzie in fatto di ordine.
Sulle installazioni antimissilistiche in Polonia e Repubblica Ceca, ha ragione Putin o ha ragione Bush? Gli Stati Uniti dovrebbero concordare con la Russia le loro iniziative di difesa antimissilistica o fanno bene a procedere unilateralmente?
Putin ha ragione quando dice che questo passo dovrebbe essere concordato, Bush ha ragione quando risponde che questo sistema non minaccia minimamente la Russia: qualunque ingegnere elettronico può confermarlo. Si tratta di un sistema difensivo e per di più rivolto a sud: non è tecnicamente in grado di intercettare i missili russi, è una questione di orientamento. Però è vero che andava pazientemente concordato anziché impazientemente spiegato.
Questo sistema sarà efficace nei riguardi delle minacce iraniane e nord-coreane?
Contro l’Iran sì, contro la Corea del Nord no. Questo sistema radar è puntato contro l’Iran, nel caso che in futuro Tehran avesse missili nucleari, e anche contro qualunque paese mediorientale che se ne procurasse.
Caso Litvinenko. Che fare? Dopo aver ucciso un cittadino britannico su suolo britannico, la Russia può cavarsela con espulsioni reciproche di diplomatici?
È un incidente gravissimo. Si era capito subito che Litvinenko era stato ucciso da qualche assassino russo, ma adesso si ha la certezza che l’assassino è stato mandato dalle autorità russe. È palese dal modo in cui lo stanno proteggendo, negando l’estradizione. Questa è una dimostrazione di assoluta arroganza: i russi vanno a Londra, comprano case e squadre di calcio, e nella loro mente patrimonialista pensano di potere anche mandare un sicario a uccidere un oppositore, che era diventato cittadino britannico. E pensano di poterlo fare in maniera furba usando il polonio. Invece vengono beccati, perché se c’è una cosa in cui gli inglesi sono bravi è la patologia forense.
I russi offrono un processo in Russia.
Come vanno i processi in Russia l’abbiamo visto col caso Khodorkovsky: un processo farsa dove il giudice ha lasciato fare alla procura tutto quello che voleva e ha respinto tutte le richieste della difesa. Un processo che ha rimandato la giusizia russa indietro di una generazione.
L’arma più potente nelle mani di Putin è l’atomica o è il gas? Oppure anche l’arma energetica è un bluff?
Nell’era post-nucleare solo i fanatici potrebbero usare l’atomica, dunque quella non è un’arma che dà un vero potere politico. Il gas dà potere politico, ma solo nei confronti dei corrotti e dei deboli. Voglio dire che c’è un’infinità di gas nel mondo, il monopolio di Gazprom è inesistente, ma se non si può fare nemmeno una piattaforma a Rovigo per estrarlo, perché spuntano fuori sempre nuovi gruppuscoli ambientalisti che hanno sempre nuove esigenze, questo è un atto di autolesionismo. Senza la piattaforma non puoi estrarre il gas e devi comprarlo per forza da Gazprom. Il gas non dà potere, lo dà solo se qualcuno in maniera autolesionistica si consegna al monopolio russo. Se io fossi Gazprom creerei gruppi ambientalisti come questi per bloccare la costruzione di ogni piattaforma. Sono i migliori alleati del potere politico del gas russo.

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