Il frutto paziente

Di Alciati Piero
30 Novembre 2006

Il castagno, nome scientifico Castanea sativa, è pianta antichissima, presente allo stato selvaggio nella zona mediterranea fin dai tempi preistorici e da allora compagna dell’uomo, tanto che un tempo le castagne erano chiamate “pane d’albero”, ed erano una risorsa insostituibile per le zone montane perché riuscivano, nei momenti difficili, a risolvere il problema dei pasti giornalieri, rendendoli più saporiti e sostanziosi. Il “frutto paziente”, come lo ha definito il poeta Attilio Bertolucci, ha bisogno di pochi interventi essenziali, come potatura e pulizia, due volte l’anno.
Le castagne si consumano comunque anche oggi, bollite (le “pelate” o i “balletti”) oppure arrostite (le caldarroste); essiccate invece per colazione si consumavano nel latte; con le castagne macinate si faceva una farina (o polenta) che oggi sta ritornando in tante preparazioni, miscelata alla farina classica per il pane o per la pasta fresca. Questa, invece, è una ricetta per un dolce semplice e saporito. In una pentola con un litro d’acqua facciamo cuocere le castagne, quelle essiccate, facilmente reperibili, per circa 2 ore e mezza, le scoliamo e le facciamo raffreddare, recuperando 50 gr di acqua di cottura. Frulliamo poi nel mixer per circa due minuti un litro di acqua con le castagne, 50 gr di zucchero, 50 gr di cacao zuccherato e 50 di panna liquida con i 50 gr di acqua di cottura recuperata, cercando di ottenere una massa liscia ed omogenea. Passiamo la mousse in frigorifero almeno due ore prima di mettersi a tavola.

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