Il furbacchione presentabile del regime degli ayatollah
Mohammad Khatami è un furbacchione. L’ex presidente dell’Iran è il volto più presentabile del regime degli ayatollah, poiché, meglio di chiunque altro, sa dosare le parole. La recente visita in Italia è stata una delle tante tappe di successo del suo tour. Khatami ha incontrato i principali esponenti politici del paese, ha tenuto conferenze, ha avuto un colloquio con il Papa. Un furbo che sa essere ambiguo: di fronte alle polemiche contro Benedetto XVI per il discorso di Ratisbona, l’ex presidente iraniano aveva detto che «prima di criticarlo va letto». Khatami sa scegliere i giornalisti ai quali concedere interviste, che evitano puntualmente di porgli domande scomode. Mai una domanda sui quattro preti decapitati in Iran nel 2001 o sul dissidente Dariush Forouhar. Eppure durante la sua presidenza non sono cessati il sostegno al terrorismo, l’antisemitismo, la repressione contro il dissenso.
Khatami ha capito tutto: se dichiara che durante il nazismo vi furono anche “vittime” ebree, ecco che i nostri giornali titolano sul “riconoscimento” della Shoah. Khatami sa che parlare della distruzione di Israele in Europa non è elegante e propone di decidere il futuro dello Stato ebraico con un referendum successivo alla prossima espulsione degli ebrei immigrati dopo il 1948 e al rientro dei profughi palestinesi e dei loro discendenti. Khatami ci conosce e per dimostrare che il terrorismo non è responsabilità dei fondamentalisti incolpa gli americani e la loro guerra preventiva. In Europa, Khatami è benvenuto.
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