Il Gallo del pollaio
«La più grande soddisfazione? Beh, le lettere, lettere che arrivano in azienda tutti i giorni, scritte con semplicità, che ci ringraziano per il lavoro che stiamo facendo. E che ci dicono di andare avanti così, perché è la strada giusta».
Mario Preve è il presidente della Riso Gallo, quella dei “chicchiricchi”, una parola che è insieme un suono, una sveglia, più propriamente una reclame.
Quest’anno l’azienda fa 150 anni, con la famiglia Preve sempre lì, a tenere la rotta, a darle un senso, a farla crescere tra positivi e negativi, lungo anni belli, altri controversi, altri ancora di guerra, povertà, rinascita o, addirittura, di boom. I Preve sono originari di Genova con l’antenato Giobatta che, di ritorno dall’Argentina, nel 1856 si mise in testa di provare – lui negoziante di commestibili – gli affari con il riso. Da imprenditore realista capì che non poteva muoversi da solo, incontrò dapprima i Macciò e sul terminare dell’Ottocento un’altra famiglia, i Frugone. Tuttavia il cuore di quell’avventura, destinata mai a interrompersi, rimasero i Preve. Che oggi, con Mario alla testa, è alla sesta generazione. Lo abbiamo incontrato nella sua riseria, a Robbio Lomellina, proprio sul confine tra le piane del novarese e del pavese. Guardi la struttura in mattoni, a fianco della ferrovia, e anche se sei distratto capisci che lì c’è una storia importante, di fatica e sacrificio, di occasione di lavoro per le umili famiglie che abitano il paese e i piccoli centri che ne fanno contorno. «Vede, non solo i Preve sono qui da generazioni, ma ci sono giovani dipendenti i cui genitori e i nonni hanno lavorato con noi. Sono cose belle non trova?».
Fino in Estremo Oriente
La chiacchierata con questo imprenditore dai modi gentili e dalla passione forte avviene dopo un giro nei reparti produttivi, dove avviene la trasformazione della materia prima, dove nasce il Riso Gallo, così familiare sui tavoli delle famiglie italiane, ma altrettanto famoso in tutto il mondo. Perfino in Cina, sì in Cina dove il riso è letteralmente pane quotidiano. Eppure un particolare tipo di riso che esce dallo stabilimento di Robbio viene acquistato dal paese asiatico. «Certo che fa un certo effetto anche solo dire che Riso Gallo esporta in Cina».
Ma, effetto o non effetto, laggiù ci siamo con le nostre confezioni di risi pronti. Con il loro bel condimento che evidentemente i cinesi dimostrano di apprezzare». A quel prodotto come ad altre soluzioni che verranno si arriva perché l’azienda investe molto sull’innovazione. Lo abbiamo potuto vedere con i nostri occhi visitando il reparto dedicato alla ricerca e allo sviluppo che, se pensi al riso, risulta immediatamente difficile. Invece un team di professionisti si impegna tutti i giorni per trovare qualcosa di nuovo che possa diventare un prodotto accattivante per il mercato».
Continua Preve: «La cosa bella è che sul riso si continuano a imparare cose nuove. Si può e si deve fare innovazione. Sa perché ci vuole tanto a cuocere il riso? Perché il riso è un corpo chiuso e il tempo di cottura dipende da quanto impiega l’acqua ad arrivare al centro. E non è questione di fiamma forte. Anzi, così facendo, il riso rimane scotto fuori e crudo dentro. Un signore svizzero per cuocere più velocemente ha pensato alla disidratazione, cioè a bagnare prima il riso per poi asciugarlo immediatamente. L’umido, infatti, per uscire dal chicco fa dei pori. E quando si rimette il riso nell’acqua, questa arriva prima al cuore, proprio perché passa dai pori. E cuoce velocemente. Noi abbiamo lavorato su questa “scoperta”, ad esempio con il riso che cuoce in 5 minuti. E via poi con i condimenti che passano sempre dai pori. Questo significa fare innovazione».
Mario Preve aveva 24 anni quando ha iniziato a lavorare in azienda «ma fin da bambino ho imparato a conoscere e ad apprezzare il riso. Del fatto che poi avrei preso in mano le redini di questa realtà allora non potevo esserne certo. Ma che ci avrei avuto a che fare per la vita forse questo sì». Preve tira in ballo l’esempio del direttore d’orchestra per spiegare chi sia un imprenditore. «Chi dirige un’orchestra in pratica deve saper suonare quasi tutti gli strumenti, dare il tempo giusto, valorizzare e creare entusiasmo, e nello stesso tempo avere il buon senso di tenere i piedi per terra. Bisogna essere dei conoscitori di persone. Ecco, il buon imprenditore è un tipo così. Che riesce a fare squadra, a curare molto l’organizzazione e i diversi processi. Innovazione, insomma, non è solo tutto ciò che è prodotto, ma per arrivare a offrire alle famiglie sempre il meglio occorre intendersi sul primo significato di innovazione. Credo che per un’impresa, sia grande sia piccola, il primo fattore innovativo riguardi la persona, quello che si definisce capitale umano. La lunga esperienza della famiglia Preve credo dica proprio questo».
Un lavoratore fra i lavoratori
Tutte le mattine Mario Preve alle 9.15 si trova con i suoi più stretti collaboratori per guardare i risi. Sul tavolo rettangolare si mette un panno bianco e si osservano con grande attenzione tutte le lavorazioni del giorno precedente. E della notte. E si guardano le confezioni prese a campione. Lo scopo? Semplice ma fondamentale: «Noi dobbiamo aprire una scatola di riso come fa la massaia e verificare se il riso è bello. Il buongiorno si vede dal mattino». A Robbio le macchine non si fermano mai, «vuol dire che la riseria funziona», ci ha detto durante il giro della fabbrica un lavoratore saggio. Ogni giorno si producono 450 quintali di riso. «Il nostro fatturato si aggira sui 100 milioni di euro e l’estero, dove siamo presenti in 50 paesi, pesa per il 35 per cento. Siamo altamente competitivi. Sa una cosa? Non sono e non voglio essere consapevole di quello che è oggi Riso Gallo. Voglio essere insoddisfatto perché c’è tanto da fare. Siamo un granello di sabbia tra le dune». O un chicco di riso.
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