Il gallo del pollaio

Di Manes Enzo
27 Settembre 2007
La "parola di Francesco Amadori" vale 70 anni di storia. Una storia che ha portato un'impresa iniziata in punta di piedi a spiccare il volo. Sulle ali di un pollo da dieci e lode

«Amadori? Di là, che non si sbaglia, c’è scritto dappertutto». L’anziano sa il fatto suo, è un navigatore perfetto, magari lui o qualcuno della famiglia ha lavorato in quell’azienda che sta a San Vittore di Cesena, interno di una Romagna assai laboriosa. Beh, “azienda”, oggi è più giusto parlare di un gruppo della nostra eccellenza agroalimentare che conta ventiquattro stabilimenti industriali, cinque mangimifici, sette incubatoi, sei stabilimenti per la macellazione e per la lavorazione dei prodotti innovativi. E ancora: seimila collaboratori e un fatturato 2006 di 748 milioni di euro.
E si potrebbe proseguire tra percentuali e quote di mercato. Ma nulla aggiungerebbero al suo ruolo di impresa leader nella produzione di carni avicole. Moderna, che gode di una solida innervatura manageriale, però saldamente attaccata alla famiglia. Appunto, agli Amadori. Di cui Francesco Amadori, il volto della reclame, la simpatia fatta persona che è entrata in tutte le case degli italiani, riassume al meglio la continuità, l’aggancio ideale tra quando si avviava in punta di piedi la piccola attività e le tappe che ne hanno scandito l’affermazione, fino allo stato attuale delle cose, caratterizzato da una forte competenza tecnologica dei processi produttivi. Ma senza che questo abbia inficiato quella passione di famiglia che compare in bella mostra sul marchio dell’azienda. Dice il signor Francesco, quasi schermendosi: «Qualcosa di buono lo abbiamo fatto. Noi ci mettiamo tutto nel lavoro, non ci risparmiamo, ogni giorno è fondamentale che riesca al meglio. Di lì non si scappa se vuoi provare a fare per bene le cose». Poi veniamo a sapere che questo è un imprenditore che entra per primo in azienda e che non si fa scrupolo la sera a uscire per ultimo. Metaforicamente: è lui che tira giù la saracinesca. Sul pollo e dintorni si è costruito una cultura infinita, ha imparato a respirare la materia già negli anni Trenta.
Ricorda che mamma Ondina e papà Agostino si occupavano di commercializzare pollame e animali da cortile. «Giravano la campagna per acquistare il pollame per poi andare a rivenderlo ai mercati di paese. Io ho iniziato a prendere parte alla loro fatica quando avevo ancora i calzoni corti, dieci-dodici anni, insomma. Anche i miei fratelli Arnaldo e Adelmo vissero in prima persona quell’esperienza di lavoro e di grande valore umano. Se devo dire di me, quella stagione non l’ho mai messa da parte. Erano momenti non certo facili, si viveva di piccole cose, però si imparava a vivere e, per noi ragazzi, a crescere in fretta».

Mercurio di famiglia
Francesco Amadori ci tiene assai a chiarire da dove arriva e l’educazione ricevuta. Intanto viene la guerra. La ricostruzione. Finalmente gli anni Cinquanta. Gli Amadori capiscono che è necessario operare un salto in avanti nel momento in cui si fanno strada i primi esempi di avicoltura post rurale. «A quel punto partiamo anche con l’allevamento, incominciamo a fare per davvero gli imprenditori seppur ancora in embrione. In pochi anni tocchiamo con mano che è stata una scelta giusta». Gli anni avanzano come le sfide. I Sessanta vedono l’azienda crescere con l’avvio del primo ciclo produttivo (mangimificio, incubatoio e impianto di macellazione). Ormai ogni anno vi è una novità. Il settore avicolo con la maiuscola si accorge che Amadori non scherza affatto. I suoi prodotti conoscono la distribuzione nazionale «e nel frattempo diamo il via ad un secondo polo produttivo, in Abruzzo». Ma siccome è un tipo sul timido, anche se guardando i suoi spot sembrerebbe proprio il contrario (d’altronde anche di Woody Allen si dice lo sia), tace di quella volta che gli viene assegnato il premio come imprenditore emergente nell’Italia del boom economico. Il Mercurio d’oro, questo il riconoscimento, lo riceve dalle mani di Giulio Andreotti. Anni Settanta, Ottanta, Novanta: il tempo corre veloce. Il portafoglio dei prodotti a firma Amadori si gonfia e l’azienda prende a guardare oltre i confini nazionali. E l’Europa gradisce. «Occupandoci di cibo non dobbiamo trascurare nulla per garantire alle famiglie una totale sicurezza alimentare. Per questo noi adottiamo procedure all’avanguardia nel segno di un rigore a cui non diamo mai tregua».

Pubblicità, ed è subito star
Diciamo solo che l’allevamento avviene in campagna o in territori collinari lontano da fumi e fonti di inquinamento; che tutti gli stabilimenti di lavorazione e trasformazione alimentari da cui provengono i suoi prodotti sono riconosciuti e autorizzati dal ministero della Sanità e certificati Iso 9001; che in tutte le fasi, a partire dalla trasformazione per arrivare alla distribuzione, viene sempre assicurato il mantenimento della catena del freddo. «Guardi che per noi la questione della sicurezza alimentare non è venuta fuori dopo l’avvento dell’aviaria. Noi non siamo dovuti correre ai ripari per metterci in riga. Eravamo a posto e posso dire da sempre. E infatti il consumatore finale ce lo ha riconosciuto. Per l’azienda Amadori è il riconoscimento più importante», dice un soddisfatto signor Francesco.
Che ci incalza a bruciapelo con una domanda: «Sa la differenza tra un pollo e una gallina?». Proviamo ad arrampicarci sugli specchi. Bontà sua l’imprenditore interrompe l’interrogazione e spiega: «La più importante è che la gallina viene allevata in batteria mentre il pollo cresce a terra. E si tratta di una differenza notevole». Allora, un po’ per svicolare da altri quesiti insidiosi e un po’ per ricordargli che è un’autentica star del piccolo schermo, gli chiediamo della pubblicità, del “parola di Francesco Amadori”. E lui risponde: «è una bella esperienza che mi diverte molto. E devo dire che poi è molto efficace. Riesce a comunicare familiarità, valori, tradizione, efficienza. Ne abbiamo pronto uno nuovo ma non abbiamo ancora deciso quando farlo uscire. Il “bravo, 10+” è piaciuto molto. Alle elementari non si danno più i voti? No? E come si fa quando uno è così bravo di meritarsi un bel 10+? Comunque adesso si faccia un giro in produzione, ne vale la pena».
Ha ragione di nuovo. Così verifichiamo come un’azienda di questo tipo non abbia nulla da invidiare dal punto di vista tecnologico. La qualità la vedi in azione. Non a caso l’Amadori è stata fra le prime aziende del suo settore ad introdurre la tracciabilità e la certificazione di filiera. Un po’ infreddoliti, perché in alcuni reparti la temperatura è piuttosto bassa, ripassiamo dal signor Francesco per i saluti. «Non mi ricordo ma ho parlato dell’importanza della famiglia, del fatto che ho sempre voluto la famiglia in azienda, della nuova generazione che è già all’opera?».

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