Il genocidio armeno manda in crisi l’alleanza Turchia-Israele

Di Reibman Yasha
30 Agosto 2007

Una crisi diplomatica sta avvenendo tra Israele e Turchia. I due paesi per anni sono stati ottimi alleati in Medio Oriente e i due eserciti hanno svolto ripetute esercitazioni congiunte. La cooperazione non è venuta meno neppure quando è giunto al potere il partito islamico. In questi giorni Abraham Foxman, presidente dell’organizzazione americana Anti Defamation League, ha parlato del «genocidio» armeno. Per anni Foxman ha evitato di pronunciare per gli armeni la parola “genocidio”. Tuttavia nelle settimane scorse, in seguito a proteste delle comunità armene e al loro boicottaggio di iniziative della Adl, Foxman si è consultato con Elie Wiesel, lo scrittore premio Nobel sopravvissuto ad Auschwitz, e Foxman ha capito che anche per gli armeni ammazzati nel 1915-16 si trattava di genocidio.
Apriti cielo. La Turchia non ha gradito e il ministro degli Esteri ha incontrato l’ambasciatore israeliano per esprimere il proprio disappunto. Sebbene la Adl sia americana, i turchi ritengono che Israele avrebbe potuto compiere pressioni per evitare questo passaggio. In Israele si chiedono ora se la crisi diplomatica potrà avere ripercussioni sui rapporti tra i due paesi e sulla comunità ebraica turca. Per anni al Parlamento europeo ci si è in modo analogo preoccupati se una mozione sul genocidio armeno avrebbe potuto impedire l’adesione della Turchia all’Unione europea. Questa potrà invece avvenire con maggior chiarezza e allo stesso modo potrà proseguire l’alleanza tra Turchia e Israele.

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