IL GIACOBINISMO SCOLASTICO
«È tempo di ristabilire il grande principio, che ci sembra frainteso oltre misura, per cui i bambini appartengono alla Repubblica più che ai loro genitori. (…) E cosa ci può importare l’interesse di un individuo rispetto agli interessi nazionali? La Repubblica è una e indivisibile; e anche la pubblica istruzione deve riferirsi a questo centro di unità». È Georges Danton alla Convenzione Nazionale. Ma, passati i furori rivoluzionari, la musica non cambia. «Nel secolo scorso si è detto frequentemente, e lo si ripete spesso anche ora, che le menti non devono essere imbrigliate, che devono essere lasciate al loro libero agire, e che la società non ha né il diritto né la necessità di interferire. L’esperienza ha smentito questa soluzione arrogante e precipitosa. (…) Sia per favorire il progresso sia per avere un buon ordine della società è sempre necessario un sicuro governo delle menti». “Governo delle menti”: l’espressione suona strana in bocca a François Guizot, che si professa sincero liberale. Ma non è una voce isolata. Tutto il liberalismo ottocentesco, con l’unica eccezione di quello inglese, fu nel campo dell’istruzione tutt’altro che liberale. In Francia come in Italia, in Germania come negli Stati Uniti i governi si adoperarono per fare piazza pulita dell’esistente e per diffondere quella che gli americani chiamano “common school”, e che l’edizione italiana traduce con “scuola unica”. «Il cuore di questo programma, che chiameremo “programma della scuola unica”, è lo sforzo deliberato di creare in un’intera generazione di giovani atteggiamenti, fedi e valori comuni sotto la direzione centrale dello Stato».
Charles Glenn è un curioso tipo di pastore protestante. L’ultimo dei suoi sette figli va a scuola dai gesuiti, e lui li rimprovera perché «non sono abbastanza cattolici». Insegna all’università di Boston, ed è responsabile dell’organizzazione delle scuole del Massachusetts. Ne Il mito della scuola unica (301 pp, Marietti, 22 euro) traccia la storia di quest’idea dalle origini ai giorni nostri in Francia, Usa e Paesi Bassi, con un’appendice dedicata all’Italia. Dove, a dispetto della colorazione liberale, l’attuale governo non ha ancora cambiato rotta.
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