Il gran ‘rifiuto’ di Mugnai

Di Togni Paolo
28 Giugno 2007

«Ideologica, inaccettabile, ostile alle imprese, fuori da ogni logica europea». Così – e scusate se è poco – il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha definito, nel suo intervento in occasione dell’assemblea dell’Unione Petrolifera, la proposta di revisione del “Codice dell’Ambiente” presentata dal governo. Ora, ogni persona di buon senso può rendersi conto che Alfonso Pecoraro Scanio è il peggior ministro dell’Ambiente della storia italiana. Occorre però sapere che Pecoraro è solo di poco peggiore del suo predecessore al ministero ed alla guida dei Verdi, il senatore Edo Ronchi, che fu ministro nei governi Prodi I e D’Alema e che oggi è relatore dello schema di decreto. Ora i due, dietro lo schermo di una falsa polemica che in effetti è una sfrenata competizione a chi fa peggio, e non preoccupandosi neanche di violare la Costituzione, stanno collaborando per distruggere la serietà e l’organicità della normativa ambientale, che con tanta fatica nella scorsa legislatura erano state ottenute.
Va subito detto che i due, nell’operazione, godono di qualche complicità. Per esempio del ministro Bersani, che nel ’97 e nel ’98, in audizioni parlamentari, aveva sostenuto che il concetto di rifiuto doveva essere ben precisato per evitare interventi della magistratura troppo discrezionali contro le imprese, a danno di una corretta concorrenza, e che adesso ha approvato un testo nel quale di preciso non c’è niente, tanto meno a proposito del concetto di rifiuto. E del senatore di An Franco Mugnai, il quale si era assunto con i gruppi dell’opposizione l’impegno di depositare in Commissione le 102 pagine di critiche al progetto prodotte dall’Ufficio Ambiente dell’Udce condivise da tutti, e si è “dimenticato” di farlo. Certo, così ha privato l’opposizione di un’arma che avrebbe potuto essere molto utile, ma almeno ha mantenuto i buoni rapporti suoi e del suo gruppo con il governo. Il risultato di questa attività è facilmente prevedibile: un testo incoerente, in larghe parti contrario alla Costituzione per eccesso di delega; che determinerà l’apertura o la riapertura di innumerevoli procedure di infrazione da parte dell’Ue, per tutti quei contenziosi che erano stati chiusi col “Codice”; e che danneggerà fortemente le imprese. Ma tant’è: certe convinzioni e certi interessi si cerca di affermarli ad ogni costo. L’unica speranza è che il governo cada primo che lo scempio sia compiuto.

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