IL GRANDE FIUME E GLI OCCHI SENZA PAURA
29 di giugno a mezzogiorno, nel suo letto nel cuore della Bassa il Po scorre lento e semiasciutto fra le ghiaie. Il sole alto allo Zenith è torrido, e l’afa mozza il respiro. Sul pelo dell’acqua pigre zanzare vagano tirando sera. Quando la barca si ferma in una lanca, dopo un minuto tra le canne, nell’acqua verde ricomincia una vita che il nostro arrivo aveva zittito. Fruscii, ali che sbattono, affaccendarsi di uccelli attorno ai nidi su in alto per le gaggie. Se appena taci, cogli un andirivieni frenetico nell’apparente quiete. Tutti gli animali dell’acqua, della terra e del cielo hanno appena figliato; tutti hanno da curare la prole. Vedi le madri far la spola verso i nidi coi vermi nel becco; e una femmina di svasso nuotare, fiera, coi quattro piccoli in fila dietro. Il padre, vigile, sorveglia loro e noi, da lontano.
Per le carpe è ancora stagione di amori. Nel silenzio grave del Po, tonfi improvvisi, e spruzzi, e lucenti squame d’argento che si rituffano in acqua. Anche il cavaliere d’Italia, bianco e nero, le zampe rosse, cerca con strida lamentose una compagna sulla riva di Isola Serafini, mentre strani versi acuti o rochi, mai sentiti, nella solitudine enigmatica del mezzogiorno si incrociano da una riva all’altra, ciecamente chiamandosi.
Non solo gli uomini, ma nemmeno la natura è fatta per essere sola. Struggentemente sotto il solstizio d’estate cerca un altro, uguale e diverso; tenacemente incede verso la vita, lancia oltre la propria breve esistenza una figlio nuovo. E ti commuove questa spinta possente e misteriosa della creazione, ansiosa di non morire.
In una cascina sull’argine, invece, c’è solo la padrona ottantenne, diafana e fragile come una vecchia fata. Son morti tutti, e lei è rimasta sola nella grande casa coll’antico camino. è gentile, la signora Lina, e ha dolcissimi occhi ramati, bellissimi i gerani nella corte appena sotto l’argine. Ma, a fronte di quella natura sul fiume, ostinatamente indaffarata a riprodursi, la padrona sembra ormai così dolcemente arresa, così consapevolmente disposta a seguire l’oscura compagna che una notte silenziosamente aprirà il cancello e dirà: vieni. Senza rabbia, né alcuna paura.
Docile come la Madonna messa proprio lì sotto l’argine, per grazia ricevuta perchè il Po le ha risparmiato la cascina nel giorno dell’alluvione. ‘Buona fortuna’ saluta la vecchia coi suoi singolari occhi miti. Buona fortuna, signora. Beata lei, che non ha più paura.
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