Il jihad antijihadista del tunisino Abu Khawla

Di Colombo Valentina
26 Ottobre 2006

Abu Khawla, pseudonimo utilizzato da un intellettuale tunisino, è la risposta vivente al jihad della parola, al jihad delle fatwe scatenato dai predicatori dell’odio nei confronti dei liberi pensatori islamici. Nel maggio 2005 ha fondato il Comitato internazionale per la difesa di Lafif Lakhdar, accusato di apostasia dal sito islamista con base a Londra www.nahdha.net. Questa iniziativa si è poi trasformata in un impegno maggiore: il Comitato per la difesa delle vittime delle fatwe del terrore. «Gli intellettuali arabi e musulmani vivono una situazione tragica a causa delle fatwe che il clero religioso fanatico pronuncia spesso nei loro riguardi, definendoli apostati e incitando al loro omicidio». Così inizia il comunicato di fondazione del Comitato. Segue un lungo elenco di intellettuali minacciati dagli estremisti: ad esempio, gli egiziani Mohammed Said al Ashmawi, che dal 1979 vive sotto scorta, e Sayyid al Qimni, che l’anno scorso ha smesso di scrivere a seguito delle minacce ricevute; Ahmad al Baghdadi, professore di scienze politiche all’università del Kuwait, condotto in tribunale e accusato di essere un nemico dell’islam solo perché ha chiesto di non inserire l’insegnamento della religione islamica nelle scuole private. L’ultimo appello in ordine di tempo è di pochi giorni fa e riguarda la tunisina Raja Benslama, bersaglio di attacchi denigratori e di minacce da parte della stampa e degli estremisti del suo paese. Il dito di Abu Khawla è puntato anche ad alcune istituzioni accademiche, tra le quali spicca l’università saudita Ibn Sa’ud che ha premiato una tesi di dottorato che giustificava l’omicidio di 200 intellettuali arabi in quanto apostati.
Abu Khawla, che in passato è stato presidente della sezione tunisina di Amnesty International, non è comunque semplicemente il difensore dei martiri della libertà, ma è un martire lui stesso. Perché? Una delle tesi portanti del suo pensiero è la seguente: «L’estremismo islamico è una bugia ben riuscita. proprio come a suo tempo il nazismo».
v.colombo@hotmail.it

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