Il kuwaitiano al Baghdadi vuole una scuola libera dall’islamismo

Di Colombo Valentina
23 Agosto 2007

Nel marzo 2005 Ahmad al Baghdadi, docente di Scienze politiche all’Università del Kuwait, ha pubblicato una richiesta di asilo politico a una qualsiasi nazione occidentale, dopo che un tribunale del suo paese lo ha condannato a un anno di prigione, pena poi commutata in tre anni di condizionale e una multa di 6.800 dollari. Al Baghdadi è stato accusato da tre estremisti islamici di avere oltraggiato l’i-slam perché nel giugno 2004 aveva scritto un articolo in cui sosteneva, a seguito della proposta da parte del governo kuwaitiano di introdurre lo studio della religione anche nelle scuole private, che avrebbe preferito che suo figlio studiasse musica e non il Corano. «Sono genitore di un ragazzo che frequenta una scuola inglese. Ho fatto di tutto per iscriverlo a questa scuola, nonostante i costi elevati, per proteggerlo dall’arretratezza dei programmi del ministero».
Tutti gli scritti di al Baghdadi sono all’insegna della libertà di pensiero, quella libertà di cui a suo parere il mondo arabo ha paura. «I paesi arabi, costituzionali e non, popoli e governi insieme, temono una cosa chiamata “libertà di pensiero” in tutti gli ambiti, religioso, politico, artistico e culturale. (.) Il bambino arabo deve studiare il significato di parole come costituzione, legge, democrazia. Ma neanche per sogno! Gli si insegna invece che “L’oppressione fa parte del codice genetico”». Di recente al Baghdadi si è spinto ancora più in là nella denuncia, scrivendo un articolo dal titolo coraggioso, “Accade solo in Israele”, in cui ricorda che solo nel paese considerato il nemico numero uno dal mondo arabo c’è una vera democrazia. «Sono cose che possono accadere solo in Israele, sono cose semplici che noi arabi non abbiamo il coraggio di mettere in atto». Si riferisce alle elezioni libere e dirette del governo, alla libertà di espressione, alla possibilità per un musulmano e un laico di essere eletti in parlamento, all’accoglienza dei palestinesi e al loro sostegno. Altri guai in vista per al Baghdadi? Forse. Ma lui non teme la libertà di pensiero.
valentina.colombo@imtlucca.it

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