Il lavoro cresce

Di Tempi
30 Novembre 2006
Il Pirellone tira dritto sulla strada della flessibilità e riforma il campo del collocamento

Mentre da Roma giungono note di Requiem per la legge Biagi, Milano va avanti sul percorso tracciato dalla riforma del mercato del lavoro del 2003 che porta il nome del giuslavorista ucciso dalle nuove Brigate rosse. Si procede grazie soprattutto alla nuova legge regionale (22/2006) che mette sullo stesso piano uffici di collocamento pubblici e privati. Un provvedimento che intende «aumentare le chance di occupabilità per chi è in cerca di primo lavoro o per chi vuole reinserirsi nel mercato», osserva l’assessore regionale all’Istruzione, formazione e lavoro Gianni Rossoni di Forza Italia.

Costi zero per impiegati e imprese
Fino ad ora i servizi per il lavoro erano un compito riservato ai soli centri provinciali per l’impiego; i quali avevano poi facoltà di appaltare il servizio ad agenzie private con cui stipulavano apposite convenzioni. Con la legge approvata in settembre dal Consiglio Regionale della Lombardia (con il voto contrario di Rifondazione e l’astensione del resto del centrosinistra), soggetti pubblici e privati che si occupano di collocamento sono posti sullo stesso piano. Un’equiparazione che fa storcere il naso a chi demonizza tutto ciò che non è pubblico, ma che, sottolinea Rossoni, favorisce comunque l’interesse dei lavoratori e delle imprese. Chi cerca lavoro potrà infatti indifferentemente rivolgersi ai centri per l’impiego pubblici (quelli delle province, appunto) oppure a quelli privati, ottenendone comunque un servizio gratuito. Unica condizione per gli operatori del sistema (siano essi pubblici o privati) che intendano svolgere tale attività è l’accreditamento regionale, operazione attraverso cui si accertano requisiti e livelli di qualità indispensabili per fornire il servizio.
Un meccanismo di tutela per l’utente finale, che fa il paio con un’altra pregevole innovazione introdotta dalla legge: il cosiddetto “valutatore indipendente”, individuato con un bando di gara, cui spetterà il compito di valutare la qualità e l’efficienza dei servizi attraverso la stesura di un rapporto annuale. Questo consentirà di responsabilizzare gli attori del sistema e di indirizzare le risorse verso chi garantisce un servizio realmente efficiente.

Avvicinare domanda e offerta
L’obiettivo è quello di rendere più facile l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’equiparazione tra pubblico e privato nel campo del collocamento parte infatti dall’osservazione di un dato di fatto: la Lombardia è una delle regioni con il più basso tasso di disoccupazione in Italia (4,2 per cento), ciononostante la distanza che intercorre tra chi cerca lavoro e chi lo offre resta grande. I numeri parlano chiaro, se si considera che nel 2005 del milione e 250mila persone che si sono rivolte agli uffici di collocamento in cerca di lavoro solo l’11 per cento ha trovato un impiego grazie ai 70 uffici pubblici o ai 900 sportelli privati.
Alla Regione spetterà il compito di governance: programmare gli obiettivi, i settori in cui intervenire e le risorse da destinare. Nessuna volontà dirigista: il confronto con parti sociali e datori di lavoro è garantito attraverso la Commissione regionale per le politiche del lavoro e della formazione. Nemmeno le Province restano escluse da un certo protagonismo: a loro spetta il compito – in via esclusiva – del collocamento mirato delle persone con disabilità.
L’assessore Rossoni parla di una legge frutto di un «lungo lavoro di confronto con le parti sociali e istituzionali» e respinge nettamente l’idea che le province vengano scavalcate. Esse vengono «ampiamente coinvolte nelle politiche attive per il lavoro», spiega. Uffici di collocamento privatizzati, dunque? «Non privatizziamo nulla, – sottolinea l’assessore di Forza Italia – non favoriamo nessuno. Mettendo sullo stesso piano operatori pubblici e privati non privatizziamo il lavoro, ma aumentiamo il numero dei servizi e di conseguenza la possibilità di trovare occupazione. Dal momento che oggi soltanto il 3 per cento di chi cerca lavoro lo trova attraverso i centri per l’impiego e l’8 per cento attraverso le agenzie interinali».
Non mancano gli sforzi per sostenere le categorie sociali più deboli, come i lavoratori atipici, che vedranno aprirsi la possibilità di accendere mutui, con la garanzia di un fondo regionale. Nel carnet delle novità anche forme di incentivazione all’assunzione e corsi di formazione e riqualificazione professionale per donne, disabili, giovani e over 45. La locomotiva Lombardia prosegue dunque a tutta velocità nel tentativo di armonizzare libertà, flessibilità e tutele dei lavoratori, avviato con la famosa riforma Biagi del 2003. Alla faccia delle voci contrastanti che arrivano da Roma.

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