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Il limbo di Doña Marina, traduttrice, traditrice

Di Fabrice Hadjadj
27 Maggio 2023
«Cos’è questa cosa che mi fa perdere la parola e vuole uscire dalla mia bocca di sotto? E io, chi sono? Malinalli l’indigena nahua o Marina la cristiana?». Il travaglio dell’amante del conquistador

Perché il dono della vita assomiglia a un’esecuzione capitale? Chi vedesse il suo grosso ventre e le sue cosce aperte non esiterebbe a credere che sta per soccombere a una terribile ferita – come se una lancia le avesse attraversato il fianco, e il ferro fosse ancora lì a rigirarsi nella suppurazione dei bordi.
Gli spagnoli non hanno portato levatrici con loro. Cannoni di bronzo sì, archibugi e terribili cavalli in un continente che non aveva mai visto le loro impennate fra i nitriti. Ma a che pro delle levatrici, per assediare città, cercare oro e piantare croci? Si fa venire presso di lei una vecchia indigena. Prepara pozioni a base di erbe e mormora le invocazioni di un tempo. Doña Marina sente scivolare il rosario dalle sue mani sudate. Sembra prendere vita, ingrandirsi smisuratamente – il serpente piumato!
«Sapevo che saresti venuto a chiedere la mia anima!». Fra una contrazione e l’altra, il brutto sogno si impadronisce del suo corpo. Rivede Nagual dalla testa di coyote, Xochitón...

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