IL LOOK DELLE POSE VIRTUOSE

Di Tempi
10 Febbraio 2005
Venerdì scorso tutti i quotidiani e telegiornali italiani hanno aperto con la notizia che Piero Fassino

Venerdì scorso tutti i quotidiani e telegiornali italiani hanno aperto con la notizia che Piero Fassino aveva colto l’occasione dell’apertura del congresso dei Ds per fare piazza pulita degli equivoci nella sinistra italiana intorno alle vicende irachene tributando un altissimo omaggio ai numerosi coraggiosi che avevano partecipato alle elezioni del 30 gennaio. «I veri resistenti – ha detto – sono quegli 8 milioni di donne e uomini che, votando, hanno detto no alla morte e sì alla vita». Nemmeno un cenno al fatto che questo concetto non era farina del suo sacco: lo aveva espresso quattro giorni prima su Avvenire e dai teleschermi del Tg1 Vittorio Emanuele Parsi, l’esperto di politica internazionale che i lettori di Tempi ben conoscono. Di originale – per modo di dire – Fassino ci ha messo la richiesta di una convocazione rapida del Consiglio di sicurezza per giungere alla sostituzione delle truppe della “coalizione dei volonterosi” con caschi blu dell’Onu.
Il piccolo e non rilevato incidente è sintomatico del più generale atteggiamento della sinistra italiana sulla questione irachena: si appropria delle buone cose prodotte da altri senza riconoscere i loro meriti e di suo ci mette input tali da poter far deragliare il tutto. Ciò è la logica conseguenza della propensione ad anteporre le questioni di look alla lealtà al dato di realtà. La lealtà al dato di realtà vorrebbe il riconoscimento di due fatti: 1) che senza le truppe della coalizione, di cui la sinistra italiana ha chiesto 100 volte il ritiro, le elezioni non ci sarebbero mai state; 2) che il governo frutto delle elezioni avrà tutta la legittimità necessaria a chiedere, se lo desidera, l’intervento di caschi blu dell’Onu o, come appare più probabile e ragionevole, a farne a meno. Senza bisogno di tutele non richieste. Ma per la sinistra italiana è più importante la politica delle pose virtuose: continuare a gridare “via gli americani” e lucrare una photo opportunity accanto alle urne del voto iracheno. Così, però, non si va da nessuna parte.

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