Il male e la medicina
Metrò gialla: fermata Turati. Scendono veloci le modelle, trionfo più della stiticità che della plastica (poveri prodotti estetici culturali o malattie mentali?). Sfilano davanti ad un manifesto. Immagine: un negretto denutrito, quanto le svedesi. Scritta: «Volontariato: perché? Non serve un perché». Dalla vittoria della finzione a quella dell’idiozia. I canoni della dimensione parallela colonizzano semplicità, curiosità, ragionevolezza. Dice l’amico Alberto: «Paradossale, la società fornisce male e medicina». L’adolescente turbato dall’ideale estetico inarrivabile ha pronte mode, cosmesi, chirurgia. Per la coscienza da risanare c’è l’imperativo morale. Tutto sotto controllo. Ad un patto: non serve un perché. Guai a chieder ragioni. Perché il superfluo non venga messo in discussione dal confronto con l’insufficiente.
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