IL MALE NECESSARIO DEGLI USA
Ora che tutti i dibattiti sono terminati e che la campagna elettorale si è ridotta a slogan, attacchi personali e strategie del terrore, sembra soltanto una perdita di tempo e denaro. Alla fine, la gente appare ancora divisa come lo era all’inizio; e il decisivo voto degli “incerti” dipenderà, a quanto pare, da come si alzeranno dal letto la mattina del 2 novembre.
Molti osservatori dicono che potremmo essere indirizzati verso una ripetizione dell’impasse delle scorse elezioni, con pochi voti ferocemente contestati a fare tutta la differenza; ma questa volta non in uno solo bensì in vari stati dove già volano accuse di irregolarità.
L’attuale mappa elettorale che divide il paese tra stati blu (a favore di Bush) e stati rossi (a favore di Kerry) sembra esattamente uguale a quella delle scorse elezioni. In un certo senso, dopo quasi quattro anni di aggressiva amministrazione conservatrice, dopo un attacco terroristico che ha sconvolto la nazione, dopo una dichiarazione di guerra contro il terrorismo che richiedeva alla gente di cambiare il proprio stile di vita e il proprio modo di viaggiare, e dopo una guerra che inquieta molti dei suoi iniziali sostenitori e ricorda alla nazione la traumatica esperienza del Vietnam, nulla sembra avere mutato ciò che (qualsiasi cosa essa sia) divide gli americani. Tutto ciò che questi nuovi sviluppi hanno ottenuto è di stato intensificare la profondità del disaccordo, rendendo più infuriate e più fermamente convinte della loro ragione entrambe le parti. Come ha osservato Alain Finkielkraut, si tratta del risultato di un modo di pensare ideologico, vale a dire della scomparsa dei fatti in una spiegazione teoretica e comprensiva della realtà. Quando ciò accade, nulla può realmente cambiare; può soltanto confermare i già accettati pregiudizi attraverso i quali si osserva la realtà.
Consideriamo, per esempio, il dibattito religioso che ha fortemente caratterizzato questa campagna elettorale. Kerry e Bush hanno entrambi insistito sull’importanza delle fede, ma tutti e due si sono anche dati la pena di ribadire che l’influenza esercitata su di loro dalla fede è di natura ispirazionale e del tutto personale, rassicurando gli elettori che non hanno alcuna intenzione di imporre le loro convinzioni a nessuno. è esattamente questo il modo in cui l’ideologia neutralizza le sfide della fede, riducendo la sua influenza ad un moralismo ispirazionale.
Dopo l’11 settembre 2001 il popolo americano ha per qualche tempo rotto le sbarre di questa prigione ideologica e riconosciuto che la propria unità si fonda sul proprio impegno per una libertà che crei davvero dei nuovi spazi per le realizzazioni umane. Ironicamente, sarà forse la guerra contro il terrorismo a far comprendere al popolo americano l’impossibilità di questo impasse ideologico e a salvarli da questo pericoloso nichilismo.
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