Il manifesto di Blair
Durante le prove generali della commedia di Oscar Wilde “L’importanza di chiamarsi Ernesto” al Saint James Haymarket di Londra, un giovane reporter si presentò dall’autore e chiese: “Signor Wilde, lei pensa che sarà un successo?”. “Mio caro ragazzo, la commedia è già un successo. Resta solo da vedere se anche l’audience sarà un successo”.
Sondaggi e bookmaker
Si potrebbe dire la stessa cosa per il discorso di Tony Blair alla Conferenza del Partito Laburista, dove il primo ministro ha sottolineato quelli da lui ritenuti i successi del suo governo e abbozzato le linee politiche che spera gli otterranno un secondo mandato alle lezioni – che Blair potrà indire in qualsiasi momento da qui al maggio 2002. Tre mesi fa, quando era a 20 punti di vantaggio sui Conservatori, tutti gli attribuivano l’intenzione di indire le elezioni la prossima primavera, ma dopo la debacle della protesta contro il caro petrolio, quando meno di duemila dimostranti hanno bloccato i principali snodi petroliferi paralizzando il paese, i Conservatori, che hanno immediatamente offerto piccoli tagli alla tassa sul petrolio, si sono ritrovati, con loro sorpresa, con 8 punti, oggi ridotti a 2, di vantaggio. Secondo i bookmaker politicamente assai acuti della Ladbrokes, dopo il discorso di Blair le probabilità di vincere le prossime elezioni sono avanzate per i Labour da 4 -11 a 1-3 e per i Conservatori da 2-1 a 9 -4.
Ritorno alla politica
Finalmente si è tornati alla politica ordinaria, giacché i governi patiscono tradizionalmente una certa impopolarità nel medio termine – perché sono obbligati a governare, il che significa inevitabilmente compiere scelte impopolari e naturalmente commettere errori – come durante il continuo sostegno al progetto dei Conservatori del Millennium Dome. Il forte recupero della Signora Thatcher sull’altra sponda del Tamigi dapprima è sembrato fallire ma oggi è sfociato in un successo spettacolare. Indubbiamente trovarsi nel medio termine a correre testa a testa con l’opposizione è una situazione assai migliore del solito per la Signora Thatcher, abituata a vincere recuperando distacchi anche superiori a 10 punti. Tuttavia non è l’Opposizione che vince le elezioni, ma il Governo che le perde. Per la prima volta Blair deve affrontare una battaglia e col suo discorso ha voluto rassicurare che col suo governo Labour la maggioranza degli elettori hanno vinto e non perso e così garantirsi un mandato per continuare a governare. Comunque il suo discorso ha mostrato che “l’audience che deve essere un successo” era leggermente diversa da quella a cui si era appellato nel 1997. La protesta petrolifera ha mostrato a Blair – il politico della “grande tenda” – chi è fuori e chi è dentro il suo consenso. Gli ha fatto capire quali erano gli amici fedeli e quali quelli della buona sorte, gli infidi; inoltre, dopo anni di discorsi rivolti ai grandi affari e alla classe media benestante – che oggi gode delle più basse tasse sul reddito e sui profitti in Europa – ha cominciato a concentrarsi di più sull’anima degli elettori Labour, sulle “famiglie operaie”, i più deboli, i pensionati e i lavoratori dei servizi pubblici. Categorie che fino ad oggi si sentivano abbandonate fuori al freddo, ma che ora potranno condividere la nuova prosperità determinata dalla disciplina degli ultimi due anni e mezzo che ha portato l’inflazione sotto il 2%, un deficit in via di risanamento, la disoccupazione al livello minimo degli ultimi 25 anni e tassi di interesse ai minimi storici.
L’inimmaginabile (in Italia) riforma delle pensioni (da sinistra)
Tutto ciò è quello che Blair chiama “assicurare i diritti fondamentali”. L’interesse risparmiato sul deficit drasticamente risanato, oggi permette di pagare tutti gli insegnanti e i poliziotti del Regno Unito. Effettivamente il governo ha moltissimi liquidi da spendere, ma non intende giocarsi la reputazione con una gestione finanziaria che determini l’innalzamento dei tassi e la caduta della sterlina a causa di denaro speso senza operare riforme corrispondenti nella Sanità e nell’Educazione. Certo, mantenere gli stessi piani di investimento come i Conservatori nei primi due anni e avere un’economia in grado di pagare per spese crescenti ha portato gli elettori a pensare che non si è fatto abbastanza e con la dovuta rapidità. Indubbiamente il successo ha portato a una sterlina forte contro la dannosa industria dell’Euro. Questo governo ha infatti ribaltato le tradizionali performance dei governi Labour, che prima spendevano e poi perdevano le elezioni per la conseguente crisi finanziaria. Adesso Blair deve compiere una scelta risoluta tra se stesso e i Conservatori che vogliono imitare il Partito Repubblicano Usa lasciando la sanità e l’educazione come “rete di sicurezza” per i poveri, mentre i ricchi sarebbero costretti a pagare i 16 miliardi di sterline di tagli fiscali utilizzando la sanità e la scuola privata. Tony Blair è riuscito a mantenere la pensione minima di stato agganciata all’andamento dei prezzi (e quindi all’inflazione) senza calcolarla sul reddito come avrebbero voluto i Labour e le Unioni, ma ha posto come obiettivo un aumento per i pensionati poveri e ora anche per quelli di reddito medio. Con 850 miliardi di sterline di fondi pensione privati che rappresentano il 40% della Borsa e una pensione di stato bassa, la Gran Bretagna è l’unico paese in Europa a non dovere affrontare la “bomba a orologeria” delle pensioni.
Le “cinque possibilità” di Blair…
Con una tassa sul reddito oscillante tra un minimo del 10% e un massimo del 40% e con lo Stato che assorbe il 37% del Pil il governo Blair potrà compiere investimenti massicci sulla scuola, sulla sanità, sui trasporti pubblici, sulle infrastrutture e sulle forze dell’ordine per i prossimi 10 anni: con un incremento di 43 miliardi di sterline. Blair ha assunto la parola preferita dalla Signora Thatcher, “possibilità”, e l’ha posta alla sua testa. L’automobile opposta al treno era simbolo di “possibilità” per la Lady di Ferro. L’individuo asociale poteva andare dove voleva, quando voleva e tanto a lungo quanto poteva permettersi. Blair propone oggi cinque altre “possibilità” per un governo “che crede con forza nella società”. “Il test di forza per una leadership politica non è dire sì con la maggiore eloquenza possibile, ma essere capace di spiegare perché sta dicendo no. La prima grande possibilità è appoggiare un governo che ha la forza per assicurare stabilità piuttosto di uno che riporta indietro il paese. La seconda grande possibilità è designare un governo che aiuta la gente attraverso il cambiamento piuttosto di uno che lascia la gente ad arrangiarsi in balia di se stessa. La disoccupazione è un sacrificio che non vale mai la pena scegliere. Voglio essere il Primo ministro che dopo 40 anni si alza in piedi e proclama ‘La Gran Bretagna è tornata alla piena occupazione’. La terza possibilità è tra un governo che abbia la forza di investire sul lungo periodo e un altro che taglia sui servizi pubblici. La quarta possibilità è tra un governo con sufficiente forza per aggregare comunità e un altro che non si cura affatto della società. La quinta possibilità è quella tra un governo leader nel mondo e uno che invece si ritira nell’isolazionismo. Sull’Euro, la scelta elettorale non equivale ad aderirvi – lo deciderà il popolo con un referendum”.
…e le accuse di arroganza
Queste linee di battaglia per le prossime elezioni potrebbero significare che molti nello straordinariamente ampio e variegato gruppo di elettori che hanno scelto i Labour nel 1997 non lo sceglieranno più, poiché i Liberal Democratici hanno accolto tanti votanti delusi dai Labour quanto i Conservatori e vogliono che la tassa ecologica sulla benzina introdotta da questi ultimi nel 1993 dopo il Summit sulla Terra di Rio sia ancora più alta, mentre i Conservatori con un po’ di (vincente) populismo vogliono che la tassa petrolifera sia ridotta. I Labour tagliano semplicemente la scala mobile al 6% sopra l’inflazione introdotta nell’ultimo budget. Questo è quello che Blair intende dire quando sottolinea che ogni azione di un governo lo renderà impopolare a qualcuno, ma gli elettori tendono a sostenere un governo che garantisce un’economia ben condotta. Gli elettori, che sono abituati alla democrazia diretta dei sondaggi telefonici e televisivi e alla “libertà” dell’automobile, accusano Blair di essere “arrogante” quando non esegue immediatamente quanto gli dicono quelli che gridano più forte. Lui osserva di essere stato eletto per governare. Quelli ribattono che non ascolta. Blair – che più di ogni altro Primo ministro è stato accusato di farsi influenzare troppo dai sondaggi di opinione e dai gruppi di discussione – risponde che il suo lavoro è ascoltare e bilanciare quello che ascolta. Blair crede che “realismo e idealismo ultimamente si armonizzino”.
Non basta essere belli come Rutelli
Nel 1997 gli esperti di sondaggi d’opinione “Worcester woman” e “Ford Sierra man” reclamavano tasse più basse, più scuole e più ospedali. Blair ha tagliato la tassazione diretta, ma ha aumentato quella indiretta per dare a questi tipici elettori ex-Conservatori quanto volevano. Adesso Blair va dicendo che se si vogliono investimenti nei servizi pubblici e nei trasporti bisogna pagarli al di fuori delle entrate fiscali aumentate per i successi dell’economia. I Conservatori dicono che si possono avere servizi privati – per i quali bisogna pagare – e anche tasse più basse. “Spiegaci cosa taglierai dei nostri 43 miliardi di sterline” sarà la loro campagna alle prossime elezioni. “Sappiamo di essere in battaglia ed è una battaglia che mi piace” ha dichiarato Blair. Come Rutelli, si renderà conto che in politica avere un bell’aspetto non è sufficiente. Come disse Wilde: “Un uomo si giudica dalla qualità dei suoi nemici”.
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