IL MAREMOTO DEGLI ESPERTI
Diceva Alain Finkielkraut che «in un mondo in cui non ci sono più adulti ci si affida agli esperti».
L’adulto guarda il dato e lo considera all’interno del contesto, ritiene imprescindibile una verifica sul lungo periodo, fornisce la sua interpretazione non come sghiribizzo umorale, ma come ulteriore spunto per illuminare i fatti. L’esperto, di solito, conclude il proprio pensiero con la giaculatoria: “Questa non è la mia opinione, ma la realtà dei fatti”. L’adulto trova il suo nome fra le bibiliografie dei libri. L’esperto è intervistato dai giornali.
Repubblica ha interpellato il fondatore del Worldwatch Institute, Lester Brown (“Il nuovo secolo si è presentato, comincia l’era delle catastrofi”, lunedì 3 gennaio). L’esperto non ha mancato di scaricare la colpa dello tsunami (tipico fenomeno endogeno) sull’effetto serra (tipico problema atmosferico) e ha pensato bene di inserire il maremoto nel quadro delle catastrofi climatiche. Illogicità discorsiva in cui la conclusione presentata da Lester (il teorema dell’uomo-nemico-del-pianeta), è in realtà la premessa del ragionamento. Tutto fila dritto solo per gli ubriachi, dunque.
Molti quotidiani hanno dedicato pagine e pagine allo spostamento dell’asse terrestre dopo lo tsunami. Come scrive il giornalista scientifico Mario Gargantini per Tempi, «isolato dagli altri dati, il fenomeno si trasforma in sterile allarme». Solo qualche serio commentatore come Edoardo Boncinelli (in un articolo un po’ nascosto fra le pagine del Corriere della Sera) ha fatto notare che l’asse terrestre ogni anno subisce delle oscillazioni, che lo spostamento provocato dal terremoto asiatico (4-6 centimetri) corrisponde a una variazione dell’inclinazione di 2 millesimi di secondo d’arco, il quale è la tremilaseicentesima parte di un grado d’arco. In breve, se un cambiamento ci sarà, «sarà l’accorciamento delle nostre giornate di 3 milionesimi di secondo».
Il tempo solitamente impiegato dagli esperti per riflettere prima di parlare.
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