Il mattone resiste all’incertezza
Circa il 70 per cento degli italiani afferma di non conoscere a sufficienza il verbo investire (quando riguarda ovviamente la questione sempre spinosa di dove allocare i propri risparmi affinché diano qualche frutto).
Si tratta di una percentuale che è andata crescendo
rispetto anche solo a cinque anni fa, allorché dichiaravano imbarazzo in materia circa il 58 per cento. Questi e altri dati vengono forniti da una ricerca commissionata da Acri all’istituto Ipsos. Interessante riscontrare come vi sia un buon 19 per cento di connazionali che si muove con sicurezza su tale terreno, sono i cosiddetti “spericolati” dell’investimento (nel 2000 la soglia era del 10 per cento). Soggetti, questi, che fanno le loro scelte in totale autonomia o tutt’al più dietro episodici consigli di chi si ritiene un professionista fidato.
Nel complesso la ricerca parla di una ritrovata fiducia degli italiani verso una ripresa possibile (riteniamo però che il campione sia stato intervistato prima che potesse cogliere appieno i segni della Finanziaria che sta nascendo in modo come tutti sappiamo tribolato) dell’economia italiana. Inoltre dalle risposte fornite emerge come il risparmio sia una valvola importante non solo per ciò che concerne la sicurezza economica, ma anche quella di tipo psicologico. Ecco perché il 71 per cento manifesta il desiderio di un maggiore sistema di controlli e pene più dure per chi truffa. In ogni caso, va detto che la casa rimane l’investimento ideale (70 per cento), mentre , circa il destino del Tfr, gli italiani propendono decisamente per il mantenimento in azienda anziché l’affidamento all’Inps o ai fondi pensione.
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