Il Medio Oriente si incendia, ma sul Giordano è già pace
Per chi pensa che ebrei, cristiani e musulmani non possano convivere potrebbe essere illuminante una gita sul Giordano. Sul fiume che porta l’acqua al Lago di Tiberiade è possibile lasciarsi trasportare dalla corrente. Il fiume attraversa una riserva naturale. La corrente è abbastanza forte per divertirsi, ma non è impegnativa. È possibile lasciarsi cullare e ogni tanto la canoa o il copertone possono ribaltarsi, l’acqua è comunque bassa. Le famiglie, per lo più degli arabi della Galilea, vengono nel fiume, portano tavoli e sedie e li mettono in mezzo alla corrente, si siedono nell’acqua e mangiano. Le canoe scendono, piene di ebrei. Gli arabi li guardano passare. Il tutto si svolge tra scherzi, giochi, “agguati”.
Mentre Ehud Olmert e Abu Mazen, il leader israeliano e quello palestinese, stanno trattando un accordo di pace e già mettono a punto i particolari e lo status finale dei nodi più spinosi (Gerusalemme, i rifugiati, le zone smilitarizzate, l’acqua) le minacce di guerra non mancano. Da Gaza Hamas lancia missili sulla cittadina israeliana di Sderot, in Libano Hezbollah sta ricostruendo uno Stato nello Stato e ha più missili adesso rispetto a quando iniziò l’ultimo conflitto, la Siria fa manovre minacciose, l’Iran si sta dotando dell’arma nucleare e i paesi arabi con cui Israele ha già accordi sembrano vacillare, la dinastia hascemita in Giordania non pare stabile e il regime egiziano è minacciato dai Fratelli Musulmani. Eppure sul fiume Giordano la pace è possibile.
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