Il milite con la penna in mano
«Io mi sento un soldato. Lo so bene che tutti noi siamo soldati, Militia est vita hominum super terra, ma io mi sento un soldato, parlando proprio razionalmente, perché io non avrei dovuto sopravvivere alla ritirata di Russia. Invece ne sono uscito. Allora mi sono chiesto il perché; perché io non sono stato preso, ma sono stato lasciato? A caso, forse? E sentivo che non era così, io ero stato lasciato per una qualche precisa ragione». La descrizione che lui stesso fa dell’esperienza in Russia è fondamentale per capire tutta l’opera di Eugenio Corti. Nato a Besana Brianza nel 1921 ha esordito nel 1947 con I più non ritornano. È internazionalmente noto per il romanzo Il cavallo rosso (1983), mirabile affresco dell’Italia e dell’Europa dal 1940 al 1974. Tra le opere successive Gli ultimi soldati del re; la tragedia Processo e morte di Stalin; i saggi L’esperimento comunista, sintesi di ciò che è costato all’umanità il comunismo, e Il fumo nel Tempio, sulla crisi del mondo cattolico. Nel 2000 è stato insignito del Premio Internazionale Medaglia d’Oro al merito della Cultura Cattolica.
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