Il ministro che fa la gioia dei ‘boikotta Israele’ italiani

Di Reibman Yasha
09 Novembre 2006

L a maggioranza, che sostiene il governo israeliano, si è allargata. Sono entrati i deputati eletti nella lista creata da Avigdor Lieberman, che ora guida l’inedito ministero per gli Affari Strategici. Il ritiro dal Libano promosso da Ehud Barak e quello sharoniano da Gaza sono momenti storici. Questi ritiri insieme al ritorno in grande stile sulla scena politica del Nobel per la Pace Shimon Peres, ora vice primo ministro, avevano un po’ tagliato le ali a quanti da noi scrivono non per raccontare i fatti, ma per dare voce alle urla sguaiate del “boikotta Israele”. Lieberman invece ha dato loro nuova linfa e ne è subito diventato la musa ispiratrice. Il Manifesto, ad esempio, attribuisce a Lieberman le peggio intenzioni e non esita a definirlo «fascista e illegale». Eppure, “‘sti israeliani” lo hanno voluto al governo. Qualcosa non torna.
Personalmente sono convinto che il sistema democratico di Gerusalemme sia maturo abbastanza non solo per incriminare persino il proprio presidente – quando e se necessario e comunque garantendone i diritti, primo tra tutti l’innocenza fino a prova contraria – ma anche per tenere a freno un Avigdor qualunque. Ma fin d’ora, qualcuno inizi a spiegare al neoministro che proporre come esempio da seguire, nella giusta guerra al terrorismo fondamentalista islamico, il comportamento dei russi di Putin in Cecenia, come pare Lieberman abbia fatto, non rende un buon servizio al proprio paese e non tranquillizza nessuno. Gli israeliani per primi.

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