Il miracolo (per niente ulivista) britannico
Il 50° anno di regno di Elisabetta II non è l’unica cosa che i britannici avranno modo di celebrare nel corso del 2002. I numeri dicono che nell’anno da poco cominciato a meritare una corona regale sarà soprattutto l’economia del Regno Unito: per il secondo anno consecutivo il Pil britannico registrerà l’incremento più alto fra quelli dei paesi del G7, il tasso di disoccupazione resterà il più basso fra i Sette grandi (primato strappato lo scorso anno agli Usa) e l’inflazione continuerà ad essere, come accade dal febbraio 2000, la più bassa della Ue. A proposito di Ue: negli ultimi dieci anni già sette volte il Pil britannico ha battuto quello di tutti gli altri paesi dell’Unione. Come si spiega questa collana di successi? Soprattutto con le buone politiche di tutti i governi che si sono succeduti dopo il 1979, sia conservatori che laburisti: perché il punto decisivo è proprio questo, che i governi di Tony Blair non hanno affatto disfatto quel che i governi Thatcher hanno tessuto, anzi.
Il primo punto di forza dell’economia britannica sta proprio nel mercato del lavoro flessibile, pacifico e poco costoso prodotto dalle riforme della Lady di Ferro all’inizio degli anni Ottanta, così diverso da quello rigidissimo e ultrasindacalizzato ereditato dai precedenti governi laburisti. Il secondo punto di forza sta nella politica attivista della Banca d’Inghilterra, che non si limita, come la Bce europea, a combattere l’inflazione, ma ha come obbligo statutario anche quello di stimolare (se è necessario) la domanda. Il terzo punto di forza consiste nel fatto che il debito pubblico, di poco inferiore al 40 per cento del Pil, è il meno pesante fra quelli dei paesi della Ue, e se a questo si aggiunge il fatto che Londra non ha firmato il Patto di stabilità in quanto non fa parte dell’unione monetaria, ne deriva che il governo di Tony Blair è forse l’unico in Europa che può decidere di espandere la spesa pubblica per sostenere il tasso di crescita e quello di occupazione senza incorrere negli strali di Bruxelles.
Nubi all’orizzonte? Poche. L’eco-nomia britannica deve temere solo una flessione della spesa per i consumi, che negli ultimi anni è stata la più alta della Ue e ha trainato la crescita. Ma può rimpiazzarla con una maggiore spesa pubblica, grazie al basso livello dell’indebitamento statale. La spesa pensionistica è sotto controllo, grazie all’introduzione dei fondi privati al tempo della Thatcher. Che donna, quella.
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