Il modello inglese? Un hapax montaliano

Di Fred Perri
08 Febbraio 2007

In questi giorni sentirete parlare molto del “modello inglese”. Purtroppo è successo ancora una volta che il calcio ha prodotto una tragedia, purtroppo non ci liberiamo di questa teppaglia che occupa gli stadi e che non se ne va perché la violenza è il modo di esercitare un potere, di marcare un territorio, di imporre un business che riguarda biglietti, magliette, trasferte e altre attività meno legali. Sentirete parlare del modello inglese da gente che non è mai stata all’Old Trafford, da gente che quando fa una fila s’incazza, da gente che quando gli arrestano il figlio teppista chiama Amnesty International. Sentirete parlare del modello inglese, ma loro avevano Margaret Thatcher e non Silvio Berlusconi, hanno Tony Blair e non Romano Prodi, loro hanno vinto tutte le guerre e noi le abbiamo perse tutte. Non sono meglio di noi, però quando capiscono che bisogna svoltare, svoltano. Siete mai stati in uno stadio inglese? Io sì, non ci sono barriere, non ci sono fumogeni, non ci sono stronzi.
A Liverpool, quando il Genoa vinse 2-1 mi sono andato a fare un tramezzino nel bar all’angolo pieno di tifosi dei Reds. Non mi è successo nulla. A Verona o a Livorno non esco vivo. Per favore, lasciate stare il modello inglese. Mi ricorda l’hapax di Montale. Tutti ne piangono la scomparsa, ma nessuno sa che cosa sia.

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