Il mondo dei cucù televisivi
Da una madre, accusata dell’uccisione del figlio, che cerca di scagionarsi in diretta Tv, a una madre che partorisce su una nave di clandestini in diretta Tv; da Ferrara che con il non lancio di un uovo ha cambiato l’eventuccio televisivo dell’anno, a quel gruppo di persone che, volendo protestare contro il governo, si ritrova la sera in casa di uno e si domanda: che cosa è televisivamente più efficace? E facciamoci un girotondo. Tutto nello stesso calderone. Si è creato un nuovo mondo, diceva profeticamente N. Postman negli anni ’70, «il mondo del “cucù” dove ora questo ora quell’evento appaiono per un momento, per poi scomparire. È un mondo senza senso né coerenza… a nessuno è mai venuto in mente di viverci dentro, fin quando non è arrivata la televisione». E non è che uno può semplicemente dire: non la vedo; perché al linguaggio televisivo, che non spiega nulla, che «offre abbagliamenti al posto della complessità e della coerenza» si sono adeguati giornali, che buttano lì notizie ed idee senza spiegazioni, né tanto meno storia; e quando mai un lettore va a verificare se quello che dice la Fedrigotti, a proposito di fuoco e religioni, sul Corsera di venerdì 15 Marzo, è vero? Si sono adeguati i sindacati della scuola che scrivono sui loro volantini: la nuova riforma toglie posti di lavoro, e certo la maggior parte degli insegnanti non ha certo bisogno di sapere cosa dice veramente il testo di legge, per scioperare. Si è adeguata la scuola, quando pensa che educazione e divertimento devono procedere insieme, non stancare, mai annoiare, cambiare continuamente, esattamente come la Tv. Postman dice che, per contrastare il linguaggio televisivo, bisogna «rompere l’incantesimo». E possiamo, leggendo libri che ci catapultano nella realtà, come le lettere di F. O’Connor Sola a presidiare la fortezza, rivedendo da oggi gli affreschi restaurati della Cappella degli Scrovegni, che della realtà ce ne danno il senso, oppure giocando sì a “cucù”, ma col piccolino di casa.
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