Il mondo sta bene
Gli ambientalisti sostengono che il pianeta è destinato a morire a causa dello sviluppo umano. C’è chi come Jeremy Rifkin ha addirittura scritto un libro dal titolo «ecocidio», in cui sostiene che a causa dell’ampia diffusione di consumo di carne le foreste vengono abbattute, le terre fertili trasformate in deserti e ci sono minacce di cambiamenti climatici devastanti. La realtà non riflette però questi scenari apocalittici e non tutti sono d’accordo che il nostro pianeta Terra stia proprio male, anzi. Secondo Bjørn Lomborg, professore di Statistica dell’Università di Aarhus in Danimarca, i nostri fiumi, i mari, l’aria, l’atmosfera, la flora e la fauna, stanno molto meglio oggi che nel passato. L’aria di Londra è oggi molto più pulita e salubre che nel Medio Evo, le foreste nelle zone temperate sono in piena espansione, poche specie animali si sono estinte e molte altre che si credevano scomparse sono state ritrovate. Il professor Bjørn Lomborg ha pubblicato un libro che secondo l’Observer britannico «ha provocato un’autentica bufera in Scandinavia» (Anthony Browne, Recovering Earth, in The Observer, 10-6-2001). Nel volume che uscirà in lingua inglese a settembre edito dalla Cambridge University Press, il prof. Bjørn Lomborg critica la cultura della “cattiva notizia” che spinge la popolazione a credere che il mondo sta andando sempre peggio, mentre tutti gli indicatori dicono il contrario. Bjørn riporta i dati forniti dalle Nazioni Unite, secondo cui l’area delle foreste è dalla seconda guerra mondiale stabile, copre cioè circa il 30 dell’intera superficie terrestre. Le foreste nei paesi a Nord del mondo sono in espansione. La Gran Bretagna ha più foreste di quanto ne aveva 200 anni fa e la crescita è del tutto naturale, non si tratta di rimboschimento da pini. Foreste in crescita anche in Usa, Canada, Svezia, Norvegia, Italia. Le foreste tropicali vengono tagliate o bruciate dai contadini che cercano terreno da coltivare, ma ad un tasso molto basso. Basterebbe fornir loro moderni mezzi agricoli che aumentino la produttività per ettaro per salvaguardare le foreste. Lomborg spiega che si è esagerato anche per quanto riguarda la scomparsa di specie animali. Norman Myers ha scritto che ogni anno scompaiono 40.000 specie animali. Altri hanno parlato di 250.000 specie a rischio ogni anno. Lomborg cita altri studi da cui si evidenzia che solo lo 0,08 per cento delle specie scompare ogni anno ed in maniera del tutto naturale. Le balene non sono in estinzione, gli elefanti sono diventati troppi e l’aquila calva è ormai fuori dalla lista delle specie minacciate. Negli ultimi anni specie animali che venivano date per estinte sono ricomparse in più parti del mondo. Il famoso pesce celacanto, che si considerava scomparso da almeno 64 milioni di anni, è invece cibo comune per gli abitanti delle isole Comore. Nel 1997 una biologa dell’Università di Berkeley che si trovava in luna di miele in Indonesia trovò al mercato un celacanto pescato il giorno prima, a 7000 chilometri di quello che doveva essere il sua habitat esclusivo. Ventitré pini alti oltre 40 metri che sulla Terra non dovevano più esserci dal Cretaceo sono stati trovati in Australia in un canyon a soli 120 chilometri da Sydney. Il “Dryococelus australis”, dato per estinto da almeno un secolo, è stato trovato vivo e vegeto sull’isola di Lord Howe da un gruppo di ricercatori australiani. Insomma, nel caso dei verdi apocalittici è proprio il caso di dire: «molto rumore per nulla».
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