Il muro di gomma (e carta bollata)

Di Bottarelli Mauro
29 Settembre 2005
PER L'UNIONE LA VICENDA DI VIA QUARANTA E' STATA FATTA ESPLODERE AD OROLOGERIA PER FINI ELETTORALI. PECCATO CHE DOCUMENTI UFFICIALI DIMOSTRINO COME DA OLTRE UN ANNO IL COMUNE AVESSE AVVISATO LA MAGISTRATURA DELLE IRREGOLARITà. RISULTATO? NULLA, «IL CASO E' SOCIO-POLITICO».

Stando alla vulgata della grande stampa il caso della scuola (o meglio, non-scuola) di via Quaranta è esploso di colpo, quasi un fulmine a ciel sereno sfruttato per fini elettorali e propagandistici dalla maggioranza di centrodestra che regge il Comune di Milano. Una tentazione, quella del piegare la cronaca alle proprie esigenze di parte, molto italiana, quindi nulla di nuovo sotto il sole. Peccato che le cose non stiano esattamente in questi termini. Anzi. La questione riguardante la non-scuola di via Quaranta, infatti, è stata segnalata all’autorità giudiziaria (sia il Tribunale dei minori che la Procura della Repubblica di Milano) qualcosa come un anno fa dal settore ‘Diritto allo studio’ dell’Assessorato all’Educazione e l’Infanzia del Comune di Milano, rispettivamente il 17 novembre 2004 e il 1 settembre 2004. In quelle date, infatti, dagli uffici di via Porpora sono partite altrettante segnalazioni relative alla situazione dell’obbligo scolastico nella città di Milano, informative che chiarivano senza particolari possibilità di interpretazione la necessità di un intervento di verifica su situazioni di palese violazione degli obblighi genitoriali previsti dalla legge in fatto di istruzione della prole.
Perché nessuno è intervenuto, quindi? La giustificazione fornita dal dottor Giovanni Ingrascì, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori – raccolta in un’intervista a Radio Padania – è la seguente: «Sotto il profilo penale il Tribunale dei minori non ha competenza. è invece già in corso un’istruttoria riguardo l’articolo 731 del codice penale (inosservanza dell’obbligo scolastico, ndr): io stesso ho ricevuto una segnalazione in tal senso dal Comune e, prima dell’estate, ho inviato il fascicolo al procuratore. Allo stato, in base a questa segnalazione, non ho però ritenuto di avviare un procedimento che riguardasse la nostra competenza specifica (ovvero il controllo sul buon esercizio della potestà genitoriale, articoli 330 e 333 del codice civile)». E perché? «Via Quaranta potrebbe interessarci verificando caso per caso, ma il caso è socio-politico, un caso in cui è meglio che il magistrato non intervenga perché non è chiaro quale sia il comportamento specifico del singolo genitore. è un fenomeno di ordine sociale e politico, non c’è un problema da prendere singolarmente. Per dare il via ad azioni civili riguardo questi casi occorrerebbe un’inchiesta sociale su ogni famiglia, l’ho chiesta ai servizi sociali del Comune e non mi è arrivata. D’altronde i genitori degli alunni di via Quaranta chiedono una scuola paritaria. Qui siamo di fronte a un problema di procedure da rispettare, questo è un fenomeno politico». Quindi, prima che il Tribunale dei minori intervenga occorre che il Comune invii uno screening di tutte le 400 famiglie, caso per caso, padre per padre, affinché un palese e generalizzato caso di evasione di massa dell’obbligo scolastico si tramuti in una questione di violazione del ‘buon esercizio della potestà genitoriale’.

QUESTIONE DI PROCEDURE?
Questione di procedure? Può essere, anzi ne siamo certi. Certamente stupisce che il procuratore Ingrascì avanzi come argomento in difesa dei genitori di via Quaranta il fatto che abbiano chiesto lo status di scuola paritaria: questo atto formale, questo passo, i padri e le madri di quei ragazzi non l’hanno mai fatto. Inoltre giova ricordare che in data 5 ottobre 2004 (figura A) il direttore centrale dell’assessorato all’Educazione aveva inviato una segnalazione nella quale si aggiornava l’elenco dei minori non iscritti a classi della scuola dell’obbligo, aggiornamento che andava a integrare le precedenti comunicazioni al riguardo datate rispettivamente 6 e 30 agosto 2004.
Nello stesso giorno, sempre da via Porpora, partiva un’altra informativa (figura B) – questa volta indirizzata alla Procura della Repubblica nella persona del dottor Corrado Carnevali – con oggetto ‘invio indirizzi e date nascita tutori’. Le prime due righe del documento sono queste: «Come richiesto invio l’elenco dei minori con indicazione dei tutori risultanti all’anagrafe scolastica con la specificazione del luogo e data di nascita. Per alcuni nominativi non è stato possibile recuperare i dati anagrafici del tutore perché non segnalati all’anagrafe al momento dell’iscrizione alla residenza».
Cos’altro doveva fare il Comune per segnalare, con largo anticipo e non senza una sacrosanta dose di preoccupazione, il caso alla magistratura? Quanto occorrerà attendere ancora prima che il ‘caso politico’ si trasformi nella somma di molti casi di violazione del ‘buon esercizio della potestà genitoriale’ o di ‘inosservanza dell’obbligo scolastico’, tralasciando per carità di patria la non agibilità dei locali e la palese violazione della loro destinazione d’uso originale?

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