Il nomadismo sessuale è noia, è la fedelta a essere terribilmente sexi

Ricordate la liberazione sessuale, il corpo è mio e lo gestisco io, l’ubriacatura tra onnipotenza e narcisismo che ha fatto da grancassa alla marcia veloce del nuovo diritto su famiglia e persone, il divorzio, l’aborto? Beh, slogan, e soprattutto costumi, sono tutti in via di revisione, rapida, e in tutto il mondo, quello sviluppato, e quello meno. Naturalmente i giornali non ne parlano, e il dibattito politico descrive un popolo che corre in Comune per contrarre matrimoni fantasiosi, o scoprire nuovi, imprevisti, generi sessuali, con i quali identificarsi e scacciare la noia. Si tratta però di fantasie di ultracinquantenni bizzarri, le classi d’età cui appartengono la gran parte degli opinion maker, e dei politici tradizionali. I quali, non sapendo come affrontare la realtà, delirano su scenari immaginari, dove si può fare e dire tutto, perché tanto non esistono, o sono in via di sparizione. Certo, Habermas, ma anche i suoi maestri della Scuola di Francoforte, a cominciare da Horkheimer, l’avevano già detto tanto tempo fa: «La ribellione dei giovani è un’inconscia disperazione dietro la quale si nasconde la non pacificata nostalgia della religione». E i trend setter, gli studiosi di nuove tendenze, hanno confermato che «nei prossimi anni all’egocentrica autorealizzazione come misura di tutte le cose, seguirà una rinascita di questioni esistenziali di valore e di senso».
Ora, però, arrivano anche dati concreti. La maggior ricerca attuale sui comportamenti sessuali, pubblicata dalla rivista inglese Lancet e riguardante 59 nazioni, ci informa che la monogamia è il regime sessuale saldamente dominante in tutto il mondo. Sono i coniugati che fanno l’amore, la singleness è per lo più una condizione di privazione sessuale. Solo nelle persone a reddito elevatissimo si manifestano comportamenti di nomadismo sessuale. Si tratta comunque, secondo i ricercatori, di ambienti numericamente molto ristretti. Anche l’età delle prime esperienze sessuali, data in vertiginosa discesa, invece risale. Chi comincia presto, purtroppo, sembra farlo non perché ci sia una nuova cultura che lo sorregga, ma in totale assenza di consapevolezza.
Da cui gravidanze indesiderate, aborti, malattie: tutti i penosi, e costosissimi, comportamenti distruttivi che erano stati alla base della “puritana” politica dell’amministrazione di George Bush verso i giovani e la famiglia. Che continua e si accentua anche in questo periodo, pre-elettorale e tutt’altro che favorevole. è partita in queste settimane una campagna della Casa Bianca per incoraggiare l’astinenza sessuale. Il programma, in cui il governo americano investe 50 milioni di dollari l’anno, è diretto ad adolescenti e adulti sotto i trent’anni. Evitare gravidanze indesiderate, ma anche il più vasto fenomeno dei figli fuori del matrimonio, rivelatosi negli anni fonti di gravi infelicità e disturbi psicologici. Come le narrazioni popolari di ogni paese da sempre ci spiegano.
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