Il nostro parlare è no no

Di Emanuele Boffi
03 Marzo 2005
Per il presidente del comitato 'scienza&vita' bisogna astenersi dai referendum sulla legge 40. e le sentenze dei giudici, il cronometro di flamigni e i business devono rimanere fuori dai laboratori

«Dunque non andremo a votare, proprio per esprimere con fermezza questo nostro “doppio no”». Di evangelico («sia il vostro parlare sì sì, no no»), il neonato Comitato Scienza&Vita ha solo la doppia negazione indirizzata a dire “no” alle modifiche sulla legge 40 (procreazione medicalmente assistita) e “no” alla partecipazione ai referendum sulla norma stessa. Per il resto ostenta affermazioni laiche e decise prima di riportare le firme di oltre 120 personalità del mondo scientifico, culturale, politico e associativo. Alla base del testo vi è la convinzione che tra scienza e vita vi sia «un’alleanza molto forte nelle coscienze di ogni persona» e che, tuttavia, «è essenziale riconoscere la scala delle priorità».

Bruno Dallapiccola, già Presidente della Società italiana di genetica ordinario di Genetica all’Università La Sapienza di Roma e membro del Comitato nazionale di Bioetica, spiega a Tempi che «il nostro scopo è di fare chiarezza e combattere la disinformazione». Dallapiccola, assieme a Paola Binetti, presidente della società italiana di Pedagogia Medica, è presidente del comitato e confessa di sentirsi sempre più consapevole che «il tema è complicato. Lo affermo anche in base alle migliaia di colloqui che ho avuto in questi anni con molti colleghi. I più non sanno nemmeno di che cosa stiamo parlando». Regna una grande confusione sotto il cielo, «ma non solo – aggiunge il genetista – grave è anche la disinformazione. Per questo non si può affidare allo strumento referendario la scelta su una tale materia. Si rischia di andare a votare seguendo le suggestioni degli interessi elettorali del politico di riferimento». Nel documento si legge che c’è «una formulazione volutamente equivoca dei quesiti referendari» e il perché di tale accusa offre a Dallapiccola la possibilità di chiedere: «Chi si opporrebbe ad un quesito che promette, con l’abrogazione del testo vigente, di trovare la soluzione a malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori? La risposta lapalissiana è: nessuno. Tutti siamo d’accordo che bisogna impegnarsi per trovare rimedi a questi mali, il problema è il “come”».

A Dallapiccola non garba che «si faccia disinformazione sulla terapia cellulare, promettendo che con le cellule staminali embrionali si saprà trovare l’elisir per ogni patologia: «La scienza, finora, non è giunta a tanto. I risultati ottenuti con le embrionali non sono soddisfacenti e vanno incontro a notevoli difficoltà». Tuttavia chi sostiene il diritto ad usare le cellule staminali embrionali non lo fa in nome di terapie che già oggi offrono risultati, ma sul richiamo alla “libertà di ricerca scientifica” e alla possibilità che, in un futuro non si sa quanto prossimo, esse potranno svelare tutti i loro benefici. Ma per Dallapiccola sono queste argomentazioni speciose che «non tengono conto dei dati di fatto. Innanzitutto deve valere il principio etico per cui non è corretto creare un embrione per curare un già nato. È in ballo la salvaguardia di un diritto costituzionale e il principio di precauzione che, di fronte a quello che “potrebbe” essere una persona, dovrebbe spingerci verso più miti consigli. In secondo luogo, e qui richiamo le parole che ha sempre speso sull’argomento Angelo Vescovi, la ricerca sulle cellule staminali adulte, che non danno alcun problema etico, sono ottime e hanno già fornito concreti e reali risultati terapeutici».

IN LABORATORIO COL CRONOMETRO

Angela Salvio, giudice della sezione civile del primo tribunale di Roma, ha respinto il ricorso di una coppia di coniugi che chiedeva di poter congelare gli ovociti fertilizzati. Per Dallapiccola «ha fatto bene e ha applicato la legge che non distingue fra embrioni e ovociti». Il dottor Carlo Flamigni (“Sentenza errata, le norme bastano”, Repubblica, 24 febbraio), è tornato a sostenere la distinzione fra embrione e pre-embrione (l’ovocita), ma per il presidente del comitato «sostenere che l’embrione è tale solo dopo quattordici ore è falso, il processo biologico è un continuo, le distinzioni di Flamigni esistono solo sulla carta e nella dialettica. Non vorremo entrare in laboratorio col cronometro, no?». Il giudice Salvio ha però voluto anche criticare la legge 40, accusandola di essere troppo restrittiva. «Io penso che la legge sia perfettibile – ribatte Dallapiccola – ma mi sgomenta il tempismo di chi vuole cestinarla in toto o in parte. Diamo tempo al tempo. Siamo arrivati al testo vigente dopo anni di giungla procreativa, e non è nemmeno un anno che la legge 40 è in vigore. Aspettiamo a trarre delle conclusioni». Soprattutto, «le conclusioni il giudice le lasci a chi competono. Lei applichi la legge e basta. A ognuno il suo mestiere».

BUSINESS PROCREATIVO

Per i detrattori della legge, quest’ultima ha di molto abbassato il numero di coppie che sono ricorse alla Fiv. «Ma a me, questo fatto – dice Dallapiccola – non pare un male, anzi. Ho vissuto come una tragedia che per anni si cestinassero migliaia di embrioni senza scrupoli e risultati. È solo un bene che siano state fissate delle regole». Pur non rifacendosi a dati e tabelle il genetista assicura che in base alla sua lunga esperienza «prima della legge 40 i centri dove in Italia si praticava la Fiv, garantendo un’adeguata informazione e una buona cura delle pazienti, erano pochissimi. Nella maggior parte dei casi operavano persone ed equipe mediche non idonee a questo compito».

L’impressione è che l’ostilità alla legge 40 sia dettata anche da ragioni economiche? «Altro che impressione. Lo sanno tutti quanti e quali interessi ruotano intorno a queste pratiche. Infatti, io sono quasi tentato di proporre di riportare tutte queste pratiche in strutture pubbliche in modo da limitare il business privato».

LE FIRME

L’appello del comitato per il doppio “no” (presidenti Paola Binetti e Bruno Dallapiccola) è stato firmato, tra gli altri, da: Ferdinando Adornato, Dario Antiseri, Antonio Maria Baggio, Antonio Baldassarre, Enrica Belli, Carlo Valerio Bellieni, Ettore Bernabei, Paola Bignardi, Angelo Loris Brunetta, Carlo Casini, Cesare Cavalleri, Giancarlo Cesana, Francesco D’Agostino, Enrico Garaci, Alfredo Mantovano, Alberto Monticone, Lorenzo Ornaghi, Claudio Risé, Luisa Santolini, Lucetta Scaraffia, Carlo Secchi, Grazia Sestini, Patrizia Vergani, Giorgio Vittadini.

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