IL NUOVO TOTALITARISMO? E’ BIO-POLITICO

Di Lenzi Massimiliano
09 Giugno 2005
IL BIO-POTERE MODERNO RIDUCE L'UOMO AI SUOI CARATTERI BIOLOGICI CON L'ILLUSIONE DI POTERLO RICREARE IN LABORATORIO. L'ANALISI DI AGNES HELLER, FEMMINISTA E DI SINISTRA CHE VUOLE TUTELARE LA VITA CONTRO LA TECNOSCIENZA

Esistono donne libere, spregiudicate, occidentali che si battono contro il modernariato tecnologico dell’eugenetica pur “avendo fatto” il femminismo. Ecco cosa dicono: «Il discorso bio-politico, sia esso di identità, etnia, o semplicemente di salute fisica e desiderio, si presenta con un linguaggio scientifico, reclama una legittimità scientifica ed è incentrato sulla pretesa di verità e di certezza. Tende a scindere il dibattito in amici e nemici sulla base di criteri di appartenenza biologica che non lasciano spazio al dibattito aperto, alla responsabilità. Il metodo è totalitario: rifiutare le posizioni contrarie non sulla base delle loro argomentazioni (per quello che dicono) bensì sulla base della loro identità biologica (quello che sono). Ecco, allora, che questo modo di procedere si rivela pericoloso per la democrazia e la libertà appunto perché snatura il concetto stesso di discussione politica ma ne occupa l’agenda, sottraendole la possibilità di decisione».
Agnes Heller, ungherese, allieva del filosofo marxista György Lukács, insegna filosofia presso la New School for Social Research di New York e in tema di biotecnologie ha le idee chiare: «Si tratta – spiega a Tempi – di una coesistenza difficile». In Italia parte dei suoi interventi sono stati raccolti nel libro Questioni di biopolitica, edito da Bulzoni e curato da Lorella Cedroni, docente di scienza politica a La Sapienza di Roma, e da Patricia Chiantera-Stutte, ricercatrice presso l’Università di Bari. Un esempio del metodo di ragionare totalitario, delineato dalla Heller, lo ritroviamo nel caso della fecondazione eterologa, uno dei 4 quesiti previsti dal referendum abrogativo sulla legge 40. Su questo punto i fautori del sì portano avanti due argomentazioni. La prima: ad essere contrari all’eterologa sono soprattutto i maschi perché hanno il terrore atavico di perdere il controllo sociale sulla fertilità della propria compagna, legato in parte al ruolo di procreatore biologico. La seconda: chi si batte contro l’eterologa ed è già padre (o madre) non può capire la condizione di chi desidera avere un figlio e non può averlo. In entrambi i casi le posizioni discordanti vengono liquidate secondo la logica del “ti contraddico non per quello che dici ma per quello che sei”: nel primo perché maschio, nel secondo perché già genitore. Dice la Heller: «Si tratta di una maniera totalitaria di rifiutare un argomento che consiste nel ricondurre il discorso dell’avversario a dei caratteri biologici; sarebbe come dire, per fare un altro esempio, che delle persone sostengono un argomento “x” soltanto perché sono maschi negri». Ma l’analisi della filosofa ungherese arriva a focalizzare i termini-chiave dello scarto fra politica classica e bio-politica, nella dicotomia vita-libertà dove in nome della seconda si arriva a negare la prima.

DIRITTI FONDAMENTALI
Un ragionamento ripreso anche dalla Cedroni, che scrive: «Le questioni sollevate dal progresso della biotecnologia, della bio-medicina e dell’ingegneria genetica hanno una valenza politica che non può e non deve essere trascurata. La bio-politica è innanzitutto bio-potere. Il potere di assicurare (o negare) la vita. La tentazione di assumere sotto il proprio controllo la nuda vita, la dimensione biologica dell’uomo, sino all’estremo sogno di creare, modificare e gestire la stessa identità dell’individuo». Ed è in questo estremo tentativo faustiano che «l’individuo uomo viene ridotto ad entità biologica di cui disporre» a piacimento e desiderio, «negandogli o concedendogli la vita senza prendere neppure in considerazione il fatto che l’individuo possa essere titolare di alcuni diritti fondamentali come, appunto, il diritto alla vita».

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