Il paesello, il peccato e il perdono
Villalta è un paesello sulla riva dell’Adda (o del Brembo?). Dove le cose veramente importanti si dicono ancora in bergamasco. Dove – siamo agli inizi del 1969 – quelli che non vanno a Messa si contano sulle dita di una mano, e sono segnati a dito. Dove il bene e il male sono ancora – grosso modo – scanditi dai ritmi della tradizione cristiana. Ma anche nella Villalta del ’69 il male può esplodere violento, improvviso, incomprensibile. L’Agnese, la ragazza più bella del paese – colta, riservata, benvoluta da tutti – viene trovata strangolata lungo la scarpata dietro la chiesa. Di domenica, poco dopo la fine della Messa. Un brivido attraversa il paese: l’assassino è uno di noi, era lì, fra le panche, ad ascoltare la predica di don Lorenzo. Si mettono in moto i meccanismi della “gente”, la chiacchiera, la ricerca sommaria di un colpevole che ristabilisca l’ordine spezzato. A diverso titolo indagano sul caso il maresciallo dei carabinieri, il medico del paese, il vecchio arciprete. Gnocchi riesce a costruirci su un thriller coi fiocchi, con false piste e momenti di vera suspence. E, su tutto, la rievocazione affettuosa di un mondo certo che il male, sempre in agguato, era vinto dal perdono di Cristo e di quelli che lo sapevano accogliere.
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