Il pallone è più giusto dei tribunali del regno

Di Fred Perri
28 Settembre 2006

A me il presidente del Palermo Maurizio Zamparini piace. Mi piace perché mi conferma, e andando verso i cinquanta sento sempre più il bisogno di essere confermato (lo dico sempre anche alla mia fidanzata), che il calcio è un gioco divertente, unico, perché, a differenza di quello che vi hanno raccontato quest’estate dai tribunali del Regno, ruba al ricco per dare al povero. O perlomeno ruba a chi pensa di essersi arricchito, a chi fa il ganassa, lo sborone, a chi è convinto di aver svoltato. Zamparini era quello che, da vice presidente di Lega, andava a fare il giacobino da Biscardi (aveva sempre dei bei maglioni, non c’è che dire). Anche ora recita la parte del puro e duro. Quando il Palermo è balzato da solo in testa alla classifica, in preda all’eccitazione ha sentenziato: «Siamo primi perché non c’è più Moggi». Giusto, vero, ma ora che il Palermo ha beccato a Empoli lo aspetto al varco, aspetto che spari di nuovo contro il potere che stritola chi non ce l’ha, oppure che annunci il subdolo ritorno di Lucianone.
La verità, compagni e amici, è che il pallone ha ancora una sua serietà, malgrado tutto, e che, alla fine, vince sempre il migliore. No, non mi sono rammollito, vi sto solo offrendo una parola di speranza. Prendete su e portate a casa che non capita tanto spesso.

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