IL PAPA AL RITZ

Di Lorenzo Albacete
28 Aprile 2005
LE TELEVISIONI AMERICANE HANNO INTERVISTATO IL NOSTRO COLLABORATORE SULLA FIGURA DEL NUOVO PAPA. ECCO COSA GLI HANNO CHIESTO E COME LUI HA RISPOSTO. PRIMA PUNTATA

Solo qualche anno fa ho scritto un libro intitolato God at the Ritz per cercare di rispondere alle domande che (piuttosto inaspettatamente) mi aveva posto un gruppo di critici televisivi dopo la presentazione di un documentario sul pontificato di Giovanni Paolo II al quale avevo collaborato come consulente. Il pontificato di Benedetto XVI non era cominciato da nemmeno un’ora quando sono iniziate ad arrivare nuovamente le domande dei media. Era la parte seconda di God at the Ritz! Accantonando almeno un’altra decina di richieste urgenti, ho deciso di rispondere alle domande poste dall’impero della Cnn. Per tre giorni di fila ho trascorso quasi tutto il tempo negli studios televisivi della Cnn rispondendo alle domande di alcuni dei suoi più autorevoli giornalisti su quattro diversi canali: Cnn-Usa, Cnn-International, Cnn-Spanish e Headline News. Sono stati intervistati molti altri esperti, ma un giornalista mi ha detto che erano state le cose dette da me quelle che avevano permesso di comprendere più a fondo le questioni più importanti che il nuovo Papa dovrà affrontare. Ecco un resoconto delle loro domande più interessanti e delle mie risposte. Penso che possa fornire un buon quadro delle sfide che impegneranno il nuovo Papa.

CNN BREAKING NEWS, martedì
19 aprile 2005, ore 11:49
Wolf Blitzer: Quale è stata la sua reazione immediata alla notizia della nomina di Benedetto XVI…
Albacete: Sono stato profondamente commosso. Lo dico non soltanto come una personoa interessata a ciò che accade nel mondo, ma anche dal punto di vista della fede.
Ci parli dell’uomo, monsignore. In pubblico sembra una persona molto dura, ma molti hanno detto che, quando gli si parla direttamente, è un uomo molto gentile e discreto, del tutto diverso da come appare in pubblico.
Albacete: A giudicare dalla sua immagine pubblica, ci si aspetterebbe che fosse un uomo di “oppressive certezze”. Ma non è così. La cosa che mi ha colpito di più quando l’ho incontrato la prima volta è stata la sua umiltà. è un uomo molto semplice e modesto. Forse non è stato aiutato dal lavoro che ha dovuto svolgere. La Congregazione per la Dottrina della Fede non è esattamente il luogo più adatto per esplorare nuove idee; anzi, è quello dove si conserva la tradizione. Il nuovo Papa è circondato da una fama di cui dovrà in qualche modo sbarazzarsi. Il Ratzinger che conosco io è quello che ha detto che oggi il principale problema del cristianesimo sta nel fatto che non convince più come un percorso di vita che sia pienamente umano. Ritengo che la Chiesa debba affrontare questo problema con la massima urgenza. Questo spiega, a mio giudizio, la scelta del nome. Penso a San Benedetto, il fondatore del monachesimo occidentale, al quale è riconosciuto il merito di avere creato una nuova civiltà di umanesimo.
Come giudica il fatto che è il primo Papa tedesco eletto in quasi mille anni?
C’è qualcosa di drammatico in questo: lo stesso paese che ci ha dato Nietzsche ora ci dà Benedetto XVI.
Tutti ora analizzeranno nei minimi dettagli la sua vita. Già ieri si diceva che avesse fatto parte per un breve periodo della Gioventù hitleriana e che suo padre fosse un membro del partito nazista, benché in tutti questi anni abbia sempre lavorato in stretta collaborazione con la comunità ebraica e con Israele.
Non c’è nemmeno la più lontana parvenza di antisemitismo in lui. Anzi, a suo giudizio, se il cristianesimo si separa dalle sue origini ebraiche tradisce la propria identità.
Ratzinger ha 78 anni, mentre Giovanni Paolo II, quando fu eletto Papa nel 1978, ne aveva soltanto 58. Come giudica questa differenza?
Penso che Papa Giovanni Paolo II aveva il compito di cambiare l’orientamento della Chiesa, coinvolgendola più profondamente nella battaglia per costruire un autentico umanesimo. Credo che il nuovo Papa dia tutto ciò per scontato e che intenda costruire su queste nuove fondamenta. Quando Giovanni Paolo II fu eletto Papa, il mondo era dominato dal conflitto fra Est e Ovest. Ora ci troviamo di fronte ad una situazione diversa, e la Chiesa ha bisogno di un uomo che la comprenda a fondo e che le sappia indicare come affrontarla. E io penso che i cardinali si siano resi conto che quest’uomo era Ratzinger.

CNN International, INSIGHT, martedì
19 aprile 2005, ore 12:00
Jonathan Mann: Quando Karol Wojtyla fu eletto Papa tutti rimasero sconcertati. Oggi, molte persone sono contente e molte altre invece deluse. La gente sta già cominciando a discutere. Per quale motivo, secondo lei, il nuovo Papa suscita questo tipo di reazioni?
Albacete: Dunque, penso che ci siano tre motivi. Primo, il fatto che è molto più famoso di quanto lo fosse Wojtyla nel 1978. Secondo, il fatto che svolgeva un incarico niente affatto popolare. Terzo, la preoccupazione che potrebbe essere un papato foriero di dissensi.
Pochi minuti fa una suora cattolica che ha dedicato tutta la sua vita al servizio della Chiesa ci ha detto che, a suo giudizio, un Papa come Benedetto XVI accelererà il declino della Chiesa cattolica nel mondo industrializzato e probabilmente non riuscirà nemmeno a sostenerla nel mondo in via di sviluppo, dove la Chiesa non sembra in grado di prendere la grandi decisioni imposte da problemi come la diffusione del Aids e il controllo delle nascite.
Posso dire soltanto che questo Papa cercherà di portare la discussione ad un livello più fondamentale, ossia quello del rapporto tra la fede cristiana e la vita umana. Ha detto che oggi il principale problema del cristianesimo sta nel fatto che non appare convincente. Non è capace di convincere la gente che la sua concezione della vita corrisponde alle più profonde aspirazioni di tutti gli esseri umani. Per risolvere questo problema bisogna promuovere la formazione di quelle che lui stesso definisce “minoranze creative”, le quali daranno al mondo la testimonianza di una vita splendida, felice, capace di realizzare le aspirazioni umane e di superare la sempre maggiore crudeltà della cultura ora dominante.
è davvero un uomo capace di ispirare il mondo in questo senso?
Penso che abbia le capacità per promuovere e incoraggiare a livello locale la nascita di queste comunità, alle quali sarà affidato il compito di infondere nel mondo una nuova ispirazione. Dopo tutto, perché ha scelto il nome di Benedetto XVI? Questa era precisamente la strategia, se la si può definire così, adottata da San Benedetto. E ha trasformato il mondo.

Penso che questi brevi estratti forniscano un’idea abbastanza precisa di cosa ha significato per me recitare la parte del “Papa al Ritz”. Sul prossimo Tempi le altre interviste.

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