Il Papa chiama i musulmani ‘amici’ ed è l’unico che non inganna

«Cari amici». È con queste parole – le più ricorrenti nel discorso agli ambasciatori e ai credenti islamici – che Benedetto XVI ha chiuso le «ben note circostanze» che hanno scatenato l’aggressione alla sua persona. Il Papa ha usato con i musulmani le parole che Cristo ha rivolto ai suoi («Vi ho chiamato amici», Gv 15, 15). Quindi, con espressioni che non lasciano adito a nessuna illazione, ha assicurato «stima e rispetto per il mondo musulmano». Ribadito che «il dialogo è esigenza vitale». Indicato la necessità «che, fedeli agli insegnamenti delle rispettive tradizioni religiose, cristiani e musulmani imparino a lavorare insieme. per evitare ogni forma di intolleranza ed opporsi ad ogni manifestazione di violenza». Infine, per dire quanto sono fuori strada quelli che hanno tentato di contrapporlo al suo predecessore, ha citato il discorso di Giovanni Paolo II ai giovani di Casablanca per sottolineare che «il rispetto e il dialogo richiedono la reciprocità in tutti i campi, soprattutto per quanto concerne le libertà fondamentali e più particolarmente la libertà religiosa». Ha chiesto “reciprocità” – parola aborrita tanto dalle satrapie africane, del Medio e dell’Estremo Oriente, quanto dalle codarde élite occidentali – invitando politici e credenti islamici a «impegnarsi nell’affrontare insieme le sfide con le quali si confronta l’umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa e la promozione della dignità dell’essere umano e i diritti che ne derivano. riaffermando la centralità della persona e lavorando perché la vita umana sia sempre rispettata». Ancora una volta, davanti al pensiero totalitario che avanza da Oriente a Occidente, il Papa ha mostrato al mondo cos’è il Logos, la ragione che si fa carne, amicizia, dialogo. Il Papa che, come Cristo, è l’unico che non inganna. E che per questo, come Cristo, è senza patria.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.