Il Papa e i lupi

Di Ferrari Anna
21 Luglio 2005

In queste pagine emerge la statura di Benedetto XVI. Il mondo conosce la sua dottrina, la richiesta di pregare per lui, il suo attaccamento a Papa Giovanni Paolo II, di cui è stato fedele collaboratore. è pronto ad obbedire al compito cui è stato chiamato, ancora stupito. Nato nel 1927 in una famiglia di agricoltori bavaresi, matura la vocazione religiosa. Studioso di fama internazionale, nominato cardinale, è “il custode della fede cattolica”, compila l’ingente nuovo Catechismo della Chiesa cattolica e un’imponente produzione di articoli, saggi e libri. Conosce e condivide il problema del mondo e della Chiesa in Giovanni Paolo II, il materialismo, l’agnosticismo, il relativismo e l’importanza di affermare la propria identità di fronte ai diversi credo. Il miracolo è che moltissimi credono. Ma anche l’uomo è fragile. Il Papa vede le minacce che incombono sul mondo. Solo la crescita dell’energia morale e la fede resisteranno al terrorismo, alle disuguaglianze, alla fame e alle malattie, allo scontro delle culture (il Papa li chiama “i lupi”). E quando Cristo tornerà, troverà la sua Chiesa e la salverà. Nell’Omelia per le esequie di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ritrova l’anima del Santo Padre, la sua capacità di seguire, sacerdote fino a dare se stesso e nuova freschezza al Vangelo: un pontificato ricco e pesante, dove si è conformato a Cristo e ha imparato tutto da Maria (Totus Tuus). Il Papa vede la piccola barca di molti cristiani agitata dalla dittatura del relativismo e quindi la necessità di una fede adulta e matura e dell’amicizia di Cristo. è uomo e pastore: si sente inadeguato, ma grato a Dio per il dono di misericordia che ha ricevuto. Vuole seguire Giovanni Paolo II, attuare il Concilio Vaticano II, amare l’Eucarestia, sorgente della Chiesa e centro della vita sacerdotale, si assume il compito dell’unità dei cristiani. Gli uomini e le donne di oggi devono lasciarsi inondare dalla luce di Cristo. Ringrazia i giornalisti che col loro servizio hanno portato la Chiesa nel mondo. Li invita alla responsabilità etica e alla ricerca della verità. Il Papa non si sente solo. La Chiesa è viva e giovane. Il suo programma è di mettersi in ascolto e lasciarsi guidare. Parla a tutti gli uomini, credenti e non credenti, che l’annuncio del Vangelo deve raggiungere tutti, perché Cristo sia messo al centro della vita e perché la Chiesa fiorisca. Là dove ha più sofferto.

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