Il Papa e i lupi
In queste pagine emerge la statura di Benedetto XVI. Il mondo conosce la sua dottrina, la richiesta di pregare per lui, il suo attaccamento a Papa Giovanni Paolo II, di cui è stato fedele collaboratore. è pronto ad obbedire al compito cui è stato chiamato, ancora stupito. Nato nel 1927 in una famiglia di agricoltori bavaresi, matura la vocazione religiosa. Studioso di fama internazionale, nominato cardinale, è “il custode della fede cattolica”, compila l’ingente nuovo Catechismo della Chiesa cattolica e un’imponente produzione di articoli, saggi e libri. Conosce e condivide il problema del mondo e della Chiesa in Giovanni Paolo II, il materialismo, l’agnosticismo, il relativismo e l’importanza di affermare la propria identità di fronte ai diversi credo. Il miracolo è che moltissimi credono. Ma anche l’uomo è fragile. Il Papa vede le minacce che incombono sul mondo. Solo la crescita dell’energia morale e la fede resisteranno al terrorismo, alle disuguaglianze, alla fame e alle malattie, allo scontro delle culture (il Papa li chiama “i lupi”). E quando Cristo tornerà, troverà la sua Chiesa e la salverà. Nell’Omelia per le esequie di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ritrova l’anima del Santo Padre, la sua capacità di seguire, sacerdote fino a dare se stesso e nuova freschezza al Vangelo: un pontificato ricco e pesante, dove si è conformato a Cristo e ha imparato tutto da Maria (Totus Tuus). Il Papa vede la piccola barca di molti cristiani agitata dalla dittatura del relativismo e quindi la necessità di una fede adulta e matura e dell’amicizia di Cristo. è uomo e pastore: si sente inadeguato, ma grato a Dio per il dono di misericordia che ha ricevuto. Vuole seguire Giovanni Paolo II, attuare il Concilio Vaticano II, amare l’Eucarestia, sorgente della Chiesa e centro della vita sacerdotale, si assume il compito dell’unità dei cristiani. Gli uomini e le donne di oggi devono lasciarsi inondare dalla luce di Cristo. Ringrazia i giornalisti che col loro servizio hanno portato la Chiesa nel mondo. Li invita alla responsabilità etica e alla ricerca della verità. Il Papa non si sente solo. La Chiesa è viva e giovane. Il suo programma è di mettersi in ascolto e lasciarsi guidare. Parla a tutti gli uomini, credenti e non credenti, che l’annuncio del Vangelo deve raggiungere tutti, perché Cristo sia messo al centro della vita e perché la Chiesa fiorisca. Là dove ha più sofferto.
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