IL PARADOSSO DI SCHROEDER: FARE BUONE SCELTE IN RITARDO

Di Bottarelli Mauro
26 Maggio 2005

La parabola discendente di Gerhard Schroeder e della Spd tedesca sta tutta in un dato: il voto di domenica nella ex roccaforte del Nord Reno-Westfalia, oltre a obbligare il Cancelliere a indire per l’autunno elezioni politiche anticipate, ha infatti sancito il peggior risultato per il partito dal 1954 ad oggi. Praticamente un canto del cigno, cui si somma la pesante perdita dei Verdi passati dal 7,1 per cento di cinque anni fa al 6,2: non sono quindi i partiti ad aver perso ma la stessa ricetta rosso-verde, quel cocktail di statalismo garantista, socialdemocrazia stile Lafontaine e anti-americanismo travestito da ambientalismo pacifista tanto amato dai vari Bertinotti e Diliberto. Certo, le scarse politiche di controllo dell’immigrazione hanno giocato un ruolo pesante nella scelta di voto della ex “fortezza rossa” della Ruhr, ma sono soprattutto le non-ricette economiche ad aver sancito la fine di un idillio che sembrava eterno. Schroeder paga infatti la tempistica dei propri errori e delle proprie “inversioni a U”: dopo aver improntato i primi tre anni di governo su una china tutt’altro che riformista e aver pagato lo scotto all’opposizione interna e a quella dei Verdi con una politica di arrendevolezza nei confronti delle aspettative anti-economiche e anti-storiche di sindacati corporativi come la IgMetall, il cancelliere ha guardato i conti, ha letto i bilanci e gli outlooks di Eurostat e Commissione Ue e ha optato per una svolta blairiana per salvare il salvabile. I risultati, in termini macroeconomici, si sono cominciati a vedere visto che l’ex gigante ferito ha ripreso – seppur timidamente – a crescere erodendo quote di mercato dell’export italiano.
Paradossalmente Schroeder pagherà con la vita – politicamente parlando – una scelta giusta e di buonsenso: l’averla imboccata tardi, però, non ha fatto altro che esacerbare gli animi già provati dalla crisi e dalla lunga stagnazione facendo in modo che il dumping sociale dei conti in rosso si traducesse in voto di protesta. Un’epoca è finita e ora l’accoppiata Chirac-Zapatero rischia di passare una romantica ma isolata luna di miele in seno all’Europa allargata.
Mauro Bottarelli

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