Il passo (falso) del Gambero

Di Massobrio Paolo
13 Dicembre 2001
«Muoonissima!» Con questa parola arricchita di colori, fumetti e slogan è partita la campagna in favore del consumo delle carni, per iniziativa della Confcommercio.

«Muoonissima!» Con questa parola arricchita di colori, fumetti e slogan è partita la campagna in favore del consumo delle carni, per iniziativa della Confcommercio. E dire che solo un anno fa i giornali annunciavano dei veri e propri bollettini di guerra che riguardavano la mucca pazza, mentre l’invito odierno è quello di tornare dal proprio macellaio di fiducia per farsi spiegare la tracciabilità di un prodotto che i dietologi reputano fondamentale per la nostra dieta. Il successo incredibile del Salone dei Sapori di Milano, ma anche la prospettiva delle vacanze di fine anno a casa, non possono che accendere i riflettori sulla voglia di tornare a cucinare, scoprendo proprio i prodotti di casa nostra. C’è un interesse grande attorno all’agroalimentare italiano, ancora superiore ai palloni gonfiati che pontificano in Tv e non s’accorgono, tra voti e stelle, che l’Italia sta cambiando e c’è spazio per tutti. Purtroppo anche per chi deve dire che la tradizione non è così importante in cucina e che lui, critico della guida dell’Espresso che ha dato tutti i voti che piacevano ai suoi superiori, nei ristoranti ci va annunciato. Bravo! Gli ha detto un’associazione dei consumatori, adesso abbiamo la prova che le guide non sono credibili. C’è spazio pure per il direttore del Gambero Rosso, che sul suo giornale sembra preoccupato perché stanno nascendo “gruppuscoli” di cielle attorno al gusto. E allora richiede un grande incontro nazionale, uno di quei kovkoz dell’informazione dove si normalizza tutto, facendo finta che cinque giorni prima a Parma non sia successo nulla. Per forza, mancavano Vissani, Gambero e inciucio di sinistra al gran completo. Il ministro, invece, ha preferito invitare i movimenti che stanno attorno al gusto: Slow Food, Papillon e Unione Consumatori, alla faccia dell’egemonia. All’ingordigia gamberina, dedico un Lugana dell’azienda Cà dei Frati, un grande vino lombardo, di quelli che la nuova guida considera con la marginalità tipica dei radical chic. Al naso è molto intenso con sentori erbacei e di agrumi; in bocca risulta fine, persistente, marcato da una buona spada di acidità. Una bottiglia costa sulle 18mila lire.

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