Il posto dell’anima

Di Simone Fortunato
22 Maggio 2003
Un film sugli operai senza retorica sindacalista

La sede italiana della Carair, una multinazionale produttrice di pneumatici, annuncia l’imminente chiusura. Gli operai insorgono.

È una buona annata per il cinema italiano: al di là di qualche scivolone (è in questi giorni nelle sale l’inguardabile La vita come viene), film come La finestra di fronte, Io non ho paura, El Alamein, e qualcun altro si sono dimostrati solidi nella struttura ed anche al botteghino. In questo senso, Il posto dell’anima non fa eccezione. Nonostante il tema non facile (la disoccupazione, le multinazionali, la globalizzazione), il film di Milani non scade nella retorica ammuffita ma si limita ad affrontare la questione operaia con garbo ed ironia. Di fronte all’imminente licenziamento che li lascerà sul lastrico, tre operai cercano di inventarsi forme di protesta alternative (la vendita di pasta fatta in casa dalle mogli), per sensibilizzare l’opinione pubblica. Commedia dolceamara, che calca la gloriosa tradizione della commedia all’italiana, per centrare problemi sociali. Per tre quarti il film scivola che è una bellezza, anche per l’assenza di comizi politici e spot antigovernativi, ma poi prende la via patetico-melodrammatica, fino ad arrivare ad un finale deludente. Comunque, ben sopra la media rispetto a film analoghi.

di R. Milani
con S. Orlando, M. Placido

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