Il profeta allo champagne
Certe persone dedicano la vita ad aiutare il prossimo; altre pensano perlopiù ai fatti propri. Jeremy Rifkin né l’uno né l’altro. Per lui la madre di tutte le battaglie è quella contro le mucche.
Nel bestseller Ecocidio (pubblicato in Italia da Mondadori) egli afferma che queste starebbero «sconquassando l’ecosistema terrestre, distruggendo l’habitat naturale di sei continenti». Per giunta, «sono anche responsabili di buona parte del riscaldamento globale del pianeta: emettono metano, un potente gas serra che impedisce al calore di disperdersi fuori dall’atmosfera terrestre». Eppure, le loro immissioni sono stimate in 60 tonnellate di metano all’anno: un nonnulla rispetto, per esempio, ai 40 milioni di tonnellate dovuti alle formiche. Forse dopo i quadrupedi toccherà agli insetti?
Profezie sbagliate
Recentemente intervistato dal Corriere della Sera, ha definito il blackout di sabato 27 settembre una “fortuna”, rilanciando le fonti “alternative”, come già aveva fatto con Economia all’idrogeno. Eppure, la rivista Science (13 giugno 2003) ha pubblicato uno studio (peraltro criticabile) secondo cui un diffuso impiego dell’idrogeno potrebbe determinare gravi problemi, tra l’altro, al buco nell’ozono. Ecco il commento di Rifkin: «Quando si adotta una nuova fonte energetica, bisogna pur accettare qualche impatto ambientale». Nondimeno, l’idrogeno sarebbe «la nostra migliore speranza per il futuro». Quando una tecnologia è politicamente corretta, il principio di precauzione va a farsi friggere.
L’autore de La fine del lavoro ha da tempo abbracciato un credo malthusiano e luddista. Non è d’accordo il sociologo Aris Accornero: «Sappiamo che il risparmio di lavoro prodotto dalle tecnologie crea nuovo lavoro… D’altronde se esistesse veramente una relazione tra introduzione di macchinario e andamento dell’occupazione come si spiegherebbe la crescita economica degli Stati Uniti? L’assurdo è che Rifkin parla avendo alla mano i dati dell’economia americana!».
Rifkin, per esempio, scrive: «Nel mondo, più di ottocento milioni di persone sono disoccupate. Questo numero è probabilmente destinato a salire ulteriormente… e molte saranno le vittime di un’innovazione tecnologica che sostituisce sempre più velocemente il lavoro umano con le macchine». La realtà è che i salari medi sono aumentati in tutto il globo (anche in termini di potere d’acquisto).
La fissazione anti-Ogm
Ironicamente, La Repubblica, nell’atto di porgli sul capo la corona d’alloro, l’ha definito un “attivista professionista”. La sua esperienza in questo campo risale agli anni ’60 e ’70, durante i quali fu al centro del movimento pacifista. Quando le ultime luci di Woodstock si stavano spegnendo, volse la propria attenzione all’ingegneria genetica, che stava movendo i primi passi.
Nel volume Il secolo biotech egli chiede una “severa moratoria globale” sugli Ogm e invoca l’introduzione d’una “tassa globale” su tutti i prodotti biotecnologici, al fine d’aiutare nazioni in via di sviluppo. Non sembra conscio del fatto che il Terzo mondo non desidera l’elemosina, ma il mercato, la libertà economica. E gli Ogm. I quali servono ad abbassare drammaticamente il massiccio impiego (questo sì nocivo) di pesticidi e concimi chimici, oggi largamente utilizzati per proteggere le coltivazioni dalle minacce climatiche, insetti, parassiti ecc. Soprattutto, la domanda è: come sfamare quei poveri di cui gli amici No global di Jeremy si fanno lagrimanti portavoci e che poi nei fatti (per esempio rifiutando ideologicamente gli Ogm) contribuiscono a condannare a fame e sottosviluppo? Rifkin e i suoi amici sembrano dimenticare anche solo questo particolare: nel momento in cui il miliardo e mezzo di cinesi e il miliardo di indiani ambissero non diciamo al nostro benessere, ma (sollecitati anche soltanto da quel che vedono in Tv del nostro villaggio globale occidentale, noi ciccioni ingolfati da raffinati prodotti dietetici e merendine kinder, loro a riso e poc’altro tutto l’anno) a un pasto un po’ più ricco di proteine, che succederebbe all’equilibrio ecologico del pianeta? Mettiamo putacaso che cinesi e indiani aggiungessero un pollo alla loro alimentazione settimanale, cosa succederebbe? è stato calcolato che se cinesi e indiani mangiassero soltanto un pollo in più, per soddisfare questa nuova domanda senza l’utilizzo degli Ogm bisognerebbe deforestare un’area del pianeta grande come tutto il Canada e metterla ad allevamento e agricoltura intensivi! è questo “l’altro mondo possibile” che vogliono coloro i quali si battono contro gli Ogm, che costano infinitamente meno e sono più sicuri dei prodotti biologici, consentono produzioni agro-alimentari massicce e salvano le foreste?
Per dormire vuole una reggia
Bagatelle. I profeti non possono soffermarsi su problemi così prosaici. Per questo le organizzazioni guidate da Jeremy Rifkin – la Foundation on Economic Trends e la Greenhouse Crisis Foundation – si battono contro ogni forma di crescita (economica, scientifica, culturale) e sono tutte collegate alla Foundation for Deep Ecology, la più radicale organizzazione ecologista e uno dei principali finanziatori dei No global.
D’altronde, questo Savonarola d’America, che non esita a fustigare la civiltà dei consumi, sembra mutar pelle quando lui stesso è in questione. Quando Rifkin venne in Italia all’inizio degli anni ’90, disdegnò la prima classe di un treno rapido, volle l’aereo per spostarsi da Milano a Venezia e si lamentò presso il suo editore perché l’albergo – lo sciccoso e centralissimo cinque stelle Danieli (oggi costa 320 euro a notte in bassa stagione) non era adeguato alla sua classe e al suo alto lignaggio di prof. Etico. E quando l’ex ministro dell’Agricoltura, Alfonso Pecoraro Scanio, cercò di ingaggiarlo come consulente e consigliere del ministero per le politiche agricole in Italia, alla fine non se ne fece nulla, e sapete perché? «Perché il chachet richiesto era troppo alto perfino per un governo» sostiene un collaboratore dell’ex ministro. Si dice che per la sua attività di conferenziere, Jeremy chieda un onorario che varia dai 2 ai 10 mila euro (oltre ovviamente al rimborso spese, aerei in business class e hotel a cinque stelle). Attualmente il prof. Etico è consulente di Romano Prodi.
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