Il profeta della distruzione e lo sceriffo Bell
Non è un romanzo. È carta abrasiva. Racconta un mondo da cui Dio se n’è andato. «Tutto è nulla» scriveva Leopardi duecento anni fa. Per questo, secondo Emanuele Severino, il recanatese è il vero filosofo dei tempi nostri. Anton Chigurh, invece, non ha letto Leopardi. Probabilmente non ha letto nulla. Agisce e basta. Unico criterio, il proprio tornaconto. Se uno gli si mette tra i piedi, semplice, lo ammazza: se tutto è niente, che problema c’è a spazzare dalla faccia della terra un brandello di questo niente? «Mi è venuto da chiedermi se magari non era un nuovo tipo di persona» osserva il vecchio sceriffo Bell. «Da qualche parte là fuori c’è un profeta della distruzione in carne e ossa e io non voglio trovarmelo di fronte». Non è che abbia paura, lo sceriffo Bell. È un veterano di guerra. In questo nuovo mondo, però, fatica a raccapezzarsi. Negli anni Trenta, ricorda, fu distribuito un questionario agli insegnanti sui problemi nelle scuole. Gli alunni parlano in classe, copiano, masticano la gomma, erano le risposte. Stupri, assassini, droga, suicidi, ecco le risposte di oggi. «L’esistenza di Satana» commenta «spiega un mucchio di cose che altrimenti non si possono spiegare». Corollario: «La gente si lamenta sempre delle cose brutte che gli capitano senza che se le sia meritate ma non parla mai delle cose belle. Di che cosa ha fatto per meritarle. Io non ricordo di aver dato mai a nostro Signore motivi particolari per sorridermi. Però lui mi ha sorriso». Facciamo il tifo per lo sceriffo Bell.
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